La Nuova Ferrara

Ferrara

i colpi nelle discoteche 

«Contro lo spray nei locali metal detector e più controlli»

Daniele Predieri
«Contro lo spray nei locali metal detector e più controlli»

Fabio Marzola, titolare del Madame: «Mai avrei immaginato i fatti di Corinaldo» «Due episodi da noi, con evacuazioni da manuale grazie alla nostra sicurezza»

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Le verifiche e le indagini dopo i quattro raid con lo spray al peperoncino nelle discoteche della città dovranno accertarlo: indicare se tra ottobre 2017 e febbraio 2018, furono loro, la “banda dei modenesi”, arrestati perché diventati un gruppo criminale che ha colpito in mezza Italia, in quasi 130 colpi, a spruzzare spray, creare panico e rubare al Madame Butterfly e al College. Una tecnica usata allora e negli anni seguenti raggiungendo il picco con la tragedia di Corinaldo (6 morti e 120 feriti) per il fuggi-fuggi innescato nel locale Lanterna Azzurra.

Sono assassini

Fabio Marzola, gestore del locale Madame Butterfly di Pontelagoscuro lo dice senza tentennamenti: «mai avrei immaginato che si sarebbe arrivati a tanto, questi sono assassini, basta». Ma va oltre, Marzola, con alle spalle una esperienza pluridecennale nella gestione di locali e di maxi eventi. Quelli che attiravano la banda. E mette le mani avanti, parlando dei due casi al Madame: «Quando è successo da noi, vi fu una evacuazione da manuale. Ricordo che in quelle due occasioni vi erano eventi grossi: successe con Gabry Ponte, una star in tutta Italia e con Jenn Morel e il suo reggaeton. Quelle due notti non è accaduto nulla quando mi hanno spruzzato il peperoncino, ma non è un caso, e non lo dico per fare il fenomeno: nel locale, grazie alla nostra gestione, ai controlli e ai protocolli attuati con la Questura, abbiamo uscite di emergenza adeguate, un piano di evacuazione che permette nel giro di pochi secondi di aprire porte e finestroni, accendere luci e cambiare l’aria con aspiratori. Anche se, si è sempre a rischio: basta che qualcuno cada, e poi...». Come accaduto Corinaldo, dove oltre alla banda in azione non c’erano le dovute misure di sicurezza. Oltre queste, al Madame anche tanti allarmi e 12 telecamere: su quelle puntano le nuove verifiche sui colpi ferraresi: «Ci siamo cavati gli occhi nel visionare i filmati per capire chi potesse aver spruzzato quelle notti», informa Marzola. Ora potranno farlo gli inquirenti, partendo dalla banda dei modenesi.

Quando c’è il panico...

«Attenzione, però - ribadisce Marzola - ciò che non puoi prevenire è l’emotività, il panico delle persone: a me è andata bene, ma se c’è un locale che non ha uscite a norma e tanto altro, succede come a Corinaldo». E adesso? «Dopo quei fatti, vi furono i tavoli in città sulla sicurezza: io in primis dissi che avrei usato il metal detector ai controlli d’ingresso. Fui deriso, ma ciò che proponevo e faccio oggi, lo feci subito dopo il secondo episodio dello spray nel locale, adottando la linea dura col servizio di sicurezza: abbiamo deciso che si entra da me solo dopo essere perquisiti col metal detector, anche se esci e poi rientri». E adesso prima di entrare al Madame «tutti devono sapere che sono sotto controllo: ne ho beccati 4 in questi mesi con lo spray al peperoncino. Tre erano donne: ho detto loro che la bomboletta la sequestravo e la ridavo all’uscita». Resta l’amarezza di ciò che è successo: «Si, questi sono assassini cui non frega niente. Ciò che facevano era un lavoro, da criminali, passando anche sopra i morti. Ci penso, e mi convinco che la nostra linea dura è giusta: lo devo ai genitori che fanno venire da me i loro figli, e devo dire che non ho mai sentito nessuno che dicesse che erano sbagliati i controlli: così, davvero, i genitori sono più sereni». —



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