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Cresce il numero di imprese Restano campanelli d’allarme

Più 115 unità negli ultimi mesi, ma meno rispetto il 2018 Il presidente Govoni: «Un nuovo  slancio, le aziende sono passate  dal resistere al reagire».  

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Note positive e qualche campanello di allarme dall’anagrafe delle imprese ferraresi nel secondo trimestre del 2019. Tra aprile e giugno di quest’anno – secondo le cifre fornite dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sui dati del Registro delle imprese – sono state 480 le domande di iscrizione, dato in linea con quelli registrati nel secondo trimestre dello scorso anno (486), a fronte di 365 richieste di cancellazione, in aumento nell’ultimo anno di 29 unità, da parte di imprese esistenti.

Il saldo del secondo trimestre del 2019, uno tra i meno brillanti dell’ultimo decennio, risulta pertanto positivo per 115 unità, ma più basso rispetto a quello dell’anno scorso (35 unità).

In termini percentuali, lo stock delle imprese si è, dunque, accresciuto dello 0,33% (+0, 43% nello stesso periodo del 2018) portando il totale delle registrate a Ferrara, al 30 giugno di quest’anno, al valore di 34. 833 realtà imprenditoriali.

Calano le aperture di nuove procedure fallimentari (25 a fronte delle 28 del 2018) ed i concordati preventivi (soltanto due i procedimenti attivati). In termini assoluti, sono soprattutto le Imprese individuali e le Società di capitale a contribuire in misura prevalente alla formazione del saldo positivo del trimestre, con un trend più dinamico per le Società di capitale, cui si deve un contributo alle iscrizioni superiore al loro peso sul totale delle imprese registrate, confermandosi la forma giuridica più solida e “resistente” alle mutevoli condizioni di mercato.

«La crescita – ha sottolineato Paolo Govoni, presidente della Camera di commercio – ha come attori protagonisti le imprese e oggi le aziende ferraresi, con uno slancio straordinario rispetto ai tempi più recenti, sono passate dal resistere al reagire». Ma la partita – ha proseguito il presidente della Camera di commercio – «va giocata nelle imprese e fuori dalle imprese. Dentro le imprese, investendo anche in attività intangibili, aprendo il capitale all’esterno, modernizzando la governance». «Ma soprattutto fuori dalle imprese - precisa Govoni - , con una pubblica amministrazione meno frammentata e che traduca la semplificazione in comportamenti coerenti con le esigenze degli imprenditori e allinei i tempi di pagamento agli standard europei». E chiude ricordando che «occorre una macchina della giustizia più efficiente e più vicina a ragioni e tempi dell’economia, con un sistema di regole in grado di promuovere concorrenza e liberalizzazioni, accettando le sfide di digitalizzazione processi e servizi, e con un fisco che tuteli i diritti dei contribuenti e non ostacoli gli investitori». —

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