I sindacati: denunciate Le aziende: esiste l’etica
Emergenza lavoro nero a Ferrara, ma non solo, anche e soprattutto crisi dei valori su cui il lavoro stesso si fondava e si fonda: la solidarietà e il ruolo dell’impresa. Ha sintetizzato così Riccardo Grazzi, Cgil Ferrara la deriva cui stiamo assistendo: «ciò che è stato rappresentato dall’analisi di Tedeschi è reale, conosciuto ed è un fenomeno molto diffuso in regione e in Italia; le imprese sono in crisi, hanno difficoltà con il credito, questo si ripercuote sul costo del lavoro e conseguentemente sui diritti».
Tutto con maggiore rilievo soprattutto sulle attività economiche di cooperazione e appalti: «adesso, ha continuato Grazzi, c’è la scusa del socio/lavoratore che serve solo a bypassare i vincoli del lavoro classico, e quindi la cooperazione, da strumento importante è quasi diventata un metodo per competere in modo sleale».
I grandi pericoli del lavoro nero, grigio, sommerso o anomalo si annidano quindi in strutture dove mancano di fatto il controllo sociale e la responsabilità dell’impresa. «In questa emergenza noi dobbiamo muoverci su due diversi fronti: l’azione contrattuale, prevedendo la comunicazione preventiva dei bandi di gara pubblici, e l’azione legale continua, impugnando i bandi nel rispetto dei contratti e di tutti gli indicatori che sono conosciuti e validi».
Anche Bruna Barberis (Cisl) ha commentato: «Purtroppo la situazione descritta dall’Ispettorato del lavoro su Ferrara è solo la punta dell’iceberg, sappiamo che ci sono molti casi di questo genere e quando ne veniamo a conoscenza lo segnaliamo subito alle istituzioni, ricordiamo che spesso il lavoratore in nero non sottostima i rischi, ma sicuramente il bisogno di lavoro è superiore».
Dall’altra parte però c’è sempre un imprenditore, che per un motivo o per l’altro ha deciso di non mettere in regola il dipendente. «Il lavoro nero non si combatte se non emerge quindi l’unica soluzione è denunciare».
Ma c’è anche chi ha fatto del lavoro dei dipendenti un principio fondante per l’azienda. Monica Talmelli della Famar commenta così i dati dell’ispettorato: «per natura evito le generalizzazioni, quindi mi limito a prendere atto dell’analisi fatta e trarre alcune riflessioni; nelle aziende di Confindustria sfido a trovare dipendenti in nero, inoltre è normale che tanto più l’azienda è grande tanto più viene monitorata». «Io vivo in un mercato del lavoro tutto al femminile, ho 110 dipendenti di cui 105 donne, per me il lavoro regolare oltre a essere un valore è una necessità; noi abbiamo un livello elevatissimo di qualità nel manifatturiero, per esigenze imprenditoriali devo fare formazione, devo assolutamente insegnare ai lavoratori il mio metodo organizzativo, credetemi per noi sarebbe impossibile ricorrere al nero». «In questa città - conclude - troppo spesso si identifica l’imprenditore come chi evade le tasse e inquina: io non ci sto più». —
Emanuela De Domenico
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