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Meno scarti inquinanti e più profitti Dal Tecnopolo la sfida sulle biomasse

Lauro Casoni
Meno scarti inquinanti e più profitti Dal Tecnopolo la sfida sulle biomasse

Il professor Sacchetti: «In corso progetti tra il Terra e Acqua Tech di Malborghetto, l’Istituto Navarra e centri di tutta Italia»

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La valorizzazione di materie prime secondarie, scarti di lavorazione agricoli, resti di potature, prodotti agricoli di scarto non riconducibili a trasformazione, è oggi per l’industria un’occasione per aumentare competitività convertendo i costi di smaltimento in nuovi profitti, creando prodotti e favorendo l’occupazione di personale specializzato. Sono queste le nuove politiche europee di crescita sostenibile delle produzioni che potrebbero così diventare strumento di benessere sociale e contribuire al miglioramento di salubrità ambientale e conservazione e difesa della biodiversità e su tutto questo Ferrara e la sua Università non si è fatta trovare impreparata mettendo in rete professionalità del mondo dell'agricoltura, centri di ricerca legati al settore primario (Istituto Navarra) e mondo accademico attraverso l'esperienza del Tecnopolo dell'Università di Ferrara.

Nuove risorse

«Gli effetti causati dall'uomo sull'ambiente - spiega Gianni Sacchetti, professore ordinario presso il dipartimento di scienze della vita e biotecnologie dell'Università di Ferrara - sta obbligando istituzioni di governo e di ricerca a nuovi approcci produttivi, alternativi allo sfruttamento diretto delle risorse primarie, mettendo in pratica una economia circolare che nel nostro caso si concretizza nel concetto di bio-raffineria. E tutto ciò riesce ad avere valore aggiunto attenuando l’impatto di inquinamento, sfruttamento delle risorse, impoverimento della biodiversità, aumento della popolazione globale, accompagnato da una conseguente crescita costante della domanda in termini di energia, materie prime e prodotti».

La ricerca dunque diventa fondamentale per questi nuovi scenari: «Le attività dell'unità di ricerca presente con i propri laboratori universitari Terra&Acqua Tec di Malborghetto - sottolinea Sacchetti - sono finalizzate proprio al recupero e alla valorizzazione delle biomasse attraverso l'ottenimento di estratti, loro frazioni o molecole pure (bioprodotti) attraverso processi sostenibili sul piano ambientale, che possano trovare applicazione nel settore fitofarmaceutico, ovvero per la difesa delle piante coltivate, e quindi avere una ricaduta immediata nel settore dal quale provengono oppure salutistico (erboristico, cosmetico, dietistico) ed avere un impatto diretto sull'uomo e la salute del corpo».

Del resto, i rifiuti prodotti dalle aziende di trasformazione alimentare sono un buon esempio di un tipo di rifiuti generati su larga scala e a livello globale. Questo tipo di scarti sta diventando sempre più problematico in quanto in alcuni casi può rappresentare oltre il 50% del totale dei rifiuti prodotti nei Paesi, di cui almeno il 60-70% e costituito in media da sostanze organiche.

Da qui, la scala e il ritmo con cui le filiere di trasformazione agroalimentare producono scarti organici, per loro natura fermentabili e putrescibili, determinano inevitabilmente un problema normativo, di smaltimento, di logistica e in ultima analisi di costi per l’industria stessa.

Sulla base di queste premesse, il laboratorio in rete Terra&Acqua Tech del Tecnopolo dell’Universita di Ferrara ha costituito una partnership con l'aiuto di diversi soggetti : il Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale Energia e Ambiente (CIRI-EA) dell’Universita di Bologna, il Centro Ricerche Produzioni Animali (C.R.P.A. Lab.) di Reggio Emilia, il Consorzio Laboratorio Energia Ambiente (L.E.A.P.) di Piacenza, Caviro Distillerie (Faenza), Eridania Sadam SpA, CBC (Europe) Srl, Biogard Division.

Scarti vitivinicoli

E ancora, AmbrosiaLab Srl ha costituito una partnership che si è coagulata attorno a un progetto di ricerca industriale strategica, rivolto agli ambiti prioritari della Strategia di specializzazione intelligente della Regione Emilia Romagna, dal titolo “Valorizzazione sostenibile degli scarti della filiera vitivinicola per l’industria chimica e salutistica” (Valsovit) e che ha ottenuto un contributo di circa 970mila euro dalla Regione Emilia Romagna.

La natura di queste collaborazioni, caratterizzata da soggetti industriali di rilevante importanza nel panorama produttivo della regione e da istituti di ricerca specializzati nel trasferimento tecnologico, si inserisce per ora in un contesto regionale di filiera vitivinicola. Ma può essere trasferita anche ad altre colture analoghe: da qui la collaborazione con l'istituto Navarra e che allo stato attuale considera processi di valorizzazione di prima generazione degli scarti. —

Lauro Casoni

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