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LA DOMENICA

Aria di voto, ferie brevi per i politici

LUCA TRAINI
L'aula parlamentare di Montecitorio a Roma
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L'aula parlamentare di Montecitorio a Roma

Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla crisi di Governo in agosto

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FERRARA. Deputati che hanno annullato il volo per i tropici prenotato da mesi, senatori al mare con la ventiquattrore d’ordinanza pronta, come donne in dolce attesa. Le vacanze record che la presidente aveva salutato con ironia, mercoledì, prima del voto sulla Tav a palazzo Madama, prefigurando un subitaneo e tumultuoso rompete le righe, saranno ben più brevi del previsto e pregustato.

Quel voto ha spalancato la crisi di governo e la legislatura vi sta precipitando. Le cronache sono note. L’esito appare scontato: elezioni anticipate. Ad ottobre, scalpita Salvini che vuol passare subito all’incasso. Tra un anno (e perché no nel 2021 o nel ‘22?) per gli sbandierati interessi generali del Paese e quelli, personalissimi e taciuti, dei trecento e più parlamentari che non saranno rieletti, perché i voti si sono dimezzati o perché è cambiato il segretario che approva le liste.


Nelle chat si ragiona di ricomposizioni, ma non c’è politico che non stia facendo i conti sulla possibilità concretissima di votare in autunno, con tutto ciò che comporta. A partire, qui, dall’abbinata con le regionali, che l’amministrazione Bonaccini eviterebbe volentieri per tener distinti i temi amministrativi dall’ondata politica nazionale, ma che ad ottobre suonerebbe fatale – e chissà che il timing leghista della crisi non sia stato regolato anche sull’idea di favorire la corsa della Borgonzoni.

Nel Pd ferrarese, in particolare, l’odore della doppia chiamata alle urne risveglia appetiti. Eletti uscenti e sindaci ex e mancati fiutano l’aria e abbozzano intese, il partito valuta se sia conveniente proseguire sulla strada di un congresso provinciale che si sovrapporrebbe alla campagna elettorale o non sia meglio rinviare tutto tenendosi i reggenti.

Centrodestra e Cinquestelle attendono segnali dai vertici. Il Movimento deve sciogliere la questione del doppio mandato che imporrebbe uno stop al sottosegretario Ferraresi, la Lega decidere sulle alleanze: un’aggregazione sovranista, allargata a Forza Italia o meno, darebbe il la alle ricandidature di Balboni, Tomasi e Cestari, ma se Salvini confermasse di voler correre da solo, la Lega dovrebbe trovare un candidato forte anche al Senato, oltre che per la Regione dove c’è da raccogliere il testimone di Fabbri.


I parlamentari, intanto, attendono un telegramma di convocazione per discutere della sfiducia a Conte, o forse prima quella a Salvini. Domani e martedì si riuniranno i capigruppo e detteranno l’agenda. Passerà Ferragosto, poi saranno fuochi artificiali.
Buona domenica.

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