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Vola in Novergia per lavorare L’infermiera ha realizzato il sogno

Vola in Novergia per lavorare L’infermiera ha realizzato il sogno

Laureata a Ferrara, è partita da Formignana con le idee ben chiare Perfezionata anche la lingua e «tutto sta andando benissimo» 

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la storia

Da Formignana a Tromdhiem in Norvegia: una nuova svolta di lavoro e di vita. È l’esempio di Giulia Cellini, 26 anni, laureata in infermieristica nel novembre 2015 all’università di Ferrara.

Dopo aver lavorato tre anni a Jolanda di Savoia come infermiera di casa famiglia e comunità alloggio, la decisione di partire per la Scandinavia.

«Già quando frequentavo l’università – racconta Giulia in collegamento via Skype – pensavo di trasferirmi all’estero per lavorare. Ai tempi l’idea era l’Inghilterra (un sacco di infermieri italiani migrano li con la speranza di trovare condizioni migliori). Per fortuna io ho avuto l’occasione di viaggiare soprattutto grazie ai miei genitori, sono stata due volte in Norvegia (nel 2017 e 2018) e mi sono innamorata di questo paese, sia dal punto di vista ambientale sia per quanto riguarda lo stile di vita, completamente diverso da quello latino».

Nell’ottobre 2018, stanca della solita routine «ho pensato di cambiar vita e trasferirmi qui. E sono entrata in contatto con un’agenzia norvegese che recluta infermieri spagnoli, insegna la lingua e li aiuta con tutti i documenti. Al tempo non sapevo quanto bisogno ci fosse qua in Norvegia di personale sanitario».

Requisiti fondamentali per iniziare a lavorare, spiega Giulia sono la «laurea in infermieristica riconosciuta e autorizzata dallo stato norvegese e la conoscenza di una lingua scandinava. Per il primo step mi ha aiutato l’agenzia, quindi in un paio di mesi sono entrata nell’albo degli infermieri norvegesi. Per la conoscenza della lingua la storia è un po’ più difficile, ho iniziato a studiarla quando ero in Italia, ma solo qua ho cominciato a parlarla e a capirla, ma ancora a 3 mesi di distanza non posso dire di parlarla fluentemente».

Partita per Trondheim lo scorso maggio, l’infermiera di Formignana ha frequentato un corso di norvegese e a giugno ha iniziato a lavorare, «prima come operatore sanitario per imparare il “gergo” poi come infermiera. Ora lavoro in case famiglia per anziani come infermiera “vikar”: significa che non lavoro in un’unica struttura ma le alterno a seconda della disponibilità dei turni. I ritmi di lavoro sono tranquilli e per nulla stressanti. La frenesia e lo stress sono estranei al norvegese». —

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