Lo struggente addio al giovane papà affidato alle parole di sua sorella
In una chiesa di Reno Centese gremita, Angelica ha ricordato il fratello Antonio, 29 anni: «Donando gli organi ha fatto il regalo più bello del mondo»
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RENO CENTESE. «Il cuore di Antonio non ha mai smesso di battere, continuerà a vivere nel petto di un’altra persona. "Toti" amava la vita più di sé stesso. Indirettamente ha fatto la cosa più bella che una persona possa fare: ho donato i propri organi».
Un messaggio carico d’amore e d’affetto, un ricordo indelebile, quello dedicato dalla sorella Angelica, ad Antonio Scianguetta, il giovane papà deceduto all’età di 29 anni a causa dell’incidente avvenuto il 31 luglio a Casadio, frazione di Argelato, mentre era in sella alla sua moto.
Tanto dolore e tanta commozione ieri, nella chiesa di Reno Centese per l’ultimo saluto al giovane che, dopo sei giorni di coma all'ospedale Maggiore di Bologna, il 5 agosto scorso si è spento. Davvero in tanti, questa mattina, martedì 13 agosto, non hanno voluto mancare alle esequie, celebrate dal parroco don Marco Ceccarelli. Nella chiesa di Sant’Anna e sul sagrato, tanti amici, compagni di scuola, colleghi di lavoro della Sagom Tubi di Cento. In tanti si sono stretti nel cordoglio, con un grande e sentito abbraccio, attorno alla famiglia Scianguetta.
Tante testimonianze d’affetto e di vicinanza al papà Angelo, alla mamma Paola, alla sorella Angelica, ad Alessia - mamma della piccola Aurora -, e alla compagna Sara. Davanti a tanto dolore, ma anche alla rabbia per la perdita di un giovane «tanto entusiasta e legato alla vita», ha detto ancora Angelica, il conforto di don Marco: «Quando accadono cose simile, viene da pensare che Dio non esista. Ma non è così: il Signore c’è, e ha progetti per lui. Non dobbiamo arrenderci al male, all’imprevisto, all’ingiustizia, alla morte, alla tristezza, dobbiamo avere fiducia, memoria e Fede. Quello che oggi non riuscite a fare con la Fede, fatelo con la speranza. Questa, non sarà tutta la storia di Antonio, non finirà così. Ora è col Signore in cielo, e se tenderete l’orecchio le sentirete suonare il sax e l’organo. Amava la musica, e la vita. Lui l’ha vissuta così, scandita in ogni istante».
In un momento tanto difficile, la vicinanza alla famiglia: «La sofferenza che provate oggi – ha proseguito don Marco - è il metro di misura di quanto lo amate. Dovrei dirvi che andrà meglio, ma non è così: ci saranno giorni di grande dolore in cui sarà difficile reggere la mancanza. Ma, se esiste anche solo un modo per essere vicino a sua figlia o alla sua famiglia, Antonio ci sarà. Fate in modo che la storia di Antonio, che tutto ciò che lui amava e desiderava, proseguano. Tante persone sono qui oggi per dire contate su di noi».
E il ricordo di quel giovane «tanto entusiasta della vita e dal cuore grande. Antonio ha affrontato ogni cosa con passione e spensieratezza. Sapeva essere un uomo vero e diretto. Compagno amorevole e padre affezionato, era legatissimo alla sua famiglia, avrebbe preferito mille volte rimetterci lui, pur di non far star male le persone che amava».
E poi la passione di "Sciangu" per i soprannomi: «In Paradiso ne avrà già trovato uno per tutti».
Al termine delle esequie, le parole cariche di commozione e intrise di lacrime della sorella 18enne Angelica: «Grazie a tutti voi che gli avete voluto bene. Tra me e "Toti", dieci anni di differenza, ma è come se lo conoscessi da sempre. Lui mi ha sempre voluto un gran bene. E’ stato lui a insistere con i miei genitori, perché voleva una sorellina e sono arrivata io. Passavamo tanto tempo insieme, eravamo complici, insieme in casa ne combinavamo sempre una. E ora non c’è più. Sarà difficile, tanto difficile».
Nella donazione dei suoi organi, una lieve consolazione: «I dottori ci hanno detto che il suo cuore è andato a una persona che stava male. Il suo dono ha salvato una persona che ne aveva urgente necessità e ha aiutato persone in difficoltà. Anche se non sarà più fisicamente con noi, per noi lui vivrà per sempre».—
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