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Protesta a Yara «Gli abiti da lavoro non sono adeguati»

L’azienda adotterà ora un nuovo sistema Gli indumenti affittati da una ditta esterna 

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il caso

Sono in subbuglio i lavoratori dello stabilimento Yara all’interno del Petrolchimico. A preoccupare gli operai, sopratutto quelli addetti alla produzione di ammoniaca, è il vestiario in dotazione, ritenuto non adeguato alle mansioni che ricoprono. «Abbiamo indumenti di cotone in ambienti ad alta infiammabilità e rischio chimico, siamo i soli ormai a non avere la necessaria protezione», lamentano.

In questo periodo l’azienda ha svolto una sperimentazione, su un gruppo di operai, proprio per testare un nuovo tipo di vestiario, ma a quanto sembra il test non è andato a buon fine, e a fronte dell’insoddisfazione riscontrata dai dipendenti l’azienda ha deciso di percorrere una strada diversa, peraltro già adottata da altri stabilimenti del Polo Chimico. «La direzione - informa il segretario provinciale dei chimici della Cgil, Fausto Chiarioni - ha intenzione di adottare lo stesso sistema già in atto, ad esempio, alla Basell. Anziché acquistare direttamente gli indumenti da lavoro, intende affittarli da una ditta esterna. Del problema naturalmente sono stati informati anche i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, che stanno monitorando la situazione».

L’accordo con la ditta fornitrice è previsto per la fine dell’anno, «ma insieme alla direzione di Yara stiamo cercando di accelerare i tempi». Con il nuovo sistema, peraltro, anche la pulizia degli indumenti sarebbe affidata alla ditta, evitando quindi ai dipendenti l’incombenza di provvedere al lavaggio degli indumenti portandoli a casa. —

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