Tre generazioni in lutto per l’addio all’amico Pippo
Allenatori, ex compagni di squadra e tanti giovani calciatori ai funerali del 65enne Maglia e gagliardetto della Copparese sulla bara. Il ringraziamento della famiglia
COPPARO. Il sole alto rende la luce una sorta di cera liquida. In tanti cercano riparo nelle ristrette zone d’ombra intorno al sagrato della chiesa. il porticato è quasi zeppo. Dalle porte si vede quanto sia pieno l’interno. Sono veramente in tanti a dare l’ultimo saluto a Pierluigi Berneschi, per tutti “Pippo”, deceduto martedì all’età di 65 anni per una grave malattia.
Tanti giocatori passati per la Copparese (Burchi, Nalli, Marchetti, Margutti, Cavicchi, Diego Carrara, Michele Zappaterra, Davide Zucchini solo per citarne alcuni fra i tanti) e alcuni del Tresigallo. Poi gli allenatori (Berneschi era presidente provinciale dell’associazione allenatori), da Angelo Benini ad Alessandro Baiesi fino al decano Luciano Soressi.
il saluto
Bara chiara, con fiori bianchi e gialli ed una maglietta rossoblù con gagliardetto sopra. Lungo la navata i ragazzi delle giovanili della Copparese, i suoi ragazzi. Conoscendolo, vederne così tanti gli avrebbe fatto piacere. O magari avrebbe detto che si poteva fare di più, e che ci si doveva mettere al lavoro... In prima fila la famiglia la moglie Sandra, le figlie Martina (ora consigliere comunale di minoranza, ma per diversi anni vicesindaco di Copparo) e Anna. Poi consiglieri in carica e non, il consigliere regionale Marcella Zappaterra, l’ex sindaco Nicola Rossi quello nuovo Fabrizio Pagnoni, il presidente del consiglio Alessandro Amà, l’assessore Massimo Baraldi. E tanti, tanti e ancora tanti personaggi legati al mondo del volontariato e del Palio, oltre ai suoi studenti del Cfp Cesta.
la funzione religiosa
Letture da San Paolo. Il parroco don Daniele Panzeri è partito proprio dalla lettura sull’atleta, per ricordare come gli atleti debbano essere temperanti in tutto, perché si deve correre, ma non per nulla. Perché Pippo era uno che Pensava agli altri e, citando san Giovanni della Croce, si è giudicati per come si ha vissuto. Un’omelia accorata. Alcune amiche hanno cantato l’Ave Maria e, al termine della funzione, all’uscita della bara, un lungo e scrosciante applauso dei presenti. Quasi come quando da calciatore usciva dalla sua area dopo aver fermato una pericolosa azione avversaria, con classe, stile e la durezza necessaria dei combattenti veri.
Poi, alla sala al Giardino della Cremazione, un ricordo del tecnico delle giovanili rossoblù Federico Querzola ed il ringraziamento della figlia Martina a quanti hanno partecipato e condiviso con la famiglia il dolore per “Pippo”. Ma, d’altronde, lui era per la condivisione e per dare una seconda possibilità a tutti prima nel calcio, e poi nella vita. E sono in tanti a ricordare le sue parole. —
Alessandro Bassi
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