La Nuova Ferrara

Ferrara

monestirolo  

Ciao grande “Faggio” Il rugbista buono che aiutava gli altri

Marcello Pulidori
Ciao grande “Faggio” Il rugbista buono che aiutava gli altri

Nella piccola chiesa gremita l’addio a Giulio Faggioli Aveva 36 anni. La maglia del Cus distesa sopra al feretro

2 MINUTI DI LETTURA







Un addio lungo, sofferente, straziante: è quello che la Ferrara sportiva, in particolare la Ferrara del rugby, ha dato ieri a Giulio Faggioli, il rugbista deceduto a 36 anni il giorno di Ferragosto a causa di una grave malattia che gli era stata diagnostica 2 anni fa. La funzione religiosa, in un’atmosfera fatta di silenzio e profonda partecipazione, si è svolta nella piccola chiesa, affollata e bollente, di Monestirolo, il paese di origine della famiglia Faggioli.

un lungo applauso

Una chiesa che già a partire dalle 14,15 ha iniziato ad accogliere persone. L’arrivo del feretro, con un tripudio di fiori bianchi, è stato accolto da un lungo applauso. A celebrare il rito padre Camille Lembi, originario del Congo, intenso nella sua omelia. «Cara Federica – ha detto padre Camille, rivolgendosi proprio alla moglie di Giulio seduta con gli altri familiari in seconda fila alla destra dell’altra maggiore – che il Signore nostro Dio sappia ricompensarti di tutto il dolore che hai patito, che Dio ti sia di sollievo e ti dia la forza per proseguire il tuo cammino. Tu, che avevi così fortemente voluto unirti in matrimonio con Giulio il 3 agosto scorso all’ospedale di Cona – ha ricordato ancora padre Lembi – dando prova del tuo amore». Un richiamo, quello del religioso, che ha fatto breccia nei cuori di chi lo stava ascoltando soprattutto quando padre Lembi ha detto: «Ci affanniamo a litigare ma siamo tutti nelle mani di Dio».

Gli occhi sulla bara

Gli amici, i colleghi, la famiglia e tante persone che lo ammiravano si sono stretti intorno al feretro su cui è stata dispiegata la maglia bianconera del Cus Ferrara che lo sfortunato atleta prematuramente scomparso indossava. Un addio che nessuno avrebbe mai voluto pronunciare, ma che purtroppo è arrivato per colpa di una malattia che ha avuto il sopravvento, alla fine, sul fisico forte e sul cuore grande di Giulio. —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google