Il medico sospeso Si tenta la carta del Collegio regionale
VIGARANO MAINARDA. Domani scatta per il dottor Enrico Piganti il termine della convenzione con l’Ausl, che gli è stata revocata. Il medico vigaranese è stato travolto dal servizio tv nel quale la moglie del medico, in veste di segretaria, rilasciava ricette e prescriveva farmaci. Al posto del dottor Piganti l’Asl ha già indicato, come sostituto, la dottoressa Giovanna Maria Columbano con lo studio medico ubicato nel presidio sanitario di via Argine Reno.
IL CONFRONTO
In un’assemblea pubblica, svolta la scorsa settimana, l’amministrazione comunale e il consiglio comunale hanno recepito la richiesta dei pazienti del dottor Piganti e di tanti vigaranesi, di operare in modo da cercare di creare un tavolo di concertazione per ridurre una pena ritenuta, da tanti, «sproporzionata rispetto agli errori formali commessi».
«Non vogliamo perdere il nostro medico», è il commento unanime che si sente in paese come dimostrazione di affetto verso una persona che gode del rispetto e della fiducia guadagnati in 35 anni di professione. La diplomazia si è messa subito al lavoro, contattando la dottoressa Anna Maria Ferraresi, responsabile del distretto Ovest, la quale ha ribadito che la decisione della sospensione della convenzione è partita dalla Commissione Regionale, cui bisogna rivolgersi.
LA RICHIESTA
La richiesta di un tavolo di concertazione deve partire dall’interessato e già da venerdì il dottor Piganti inoltrerà la richiesta.
«Il nostro ruolo – ha detto il sindaco Barbara Paron – sarà di fare in modo che il tavolo di concertazione si svolga. Un impegno preso con i pazienti del dottor Piganti e che ci è stato sollecitato da diverse cittadini. Ovviamente non possiamo intervenire sulla decisione finale, non è di nostra competenza, ma vogliamo sperare che sia positiva».
Tutti auspicano, con in testa il comitato a sostegno del medico, che la sospensione sia sostituita con un provvedimento che permetta ai pazienti di continuare ad usufruire del loro medico. In caso contrario senza dubbio verranno programmate azioni di protesta e l’interessato difenderà le sue ragioni in tribunale. Conoscendo i tempi della giustizia, serviranno diversi anni per avere il verdetto e sarà una sconfitta anche in caso di sentenza positiva: a distanza di anni il dottor Piganti, anche se ammesso in servizio, non potrà riavere i suoi pazienti che nel frattempo avranno dovuto, forzatamente, rivolgersi ad altro medico di base. —
Giuliano Barbieri
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