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Sos tartarughe Due nuove vasche

Katia Romagnoli
Sos tartarughe Due nuove vasche

Esemplari spiaggiati, feriti dalle eliche o uccisi dalla plastica Più sensibilizzazione e potenziamento dei centri di recupero

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GORO. Ancora spiaggiamenti di tartarughe marine, per lo più morte, ma anche ferite, nella Sacca di Goro e lungo la costa comacchiese. Ai Lidi non accenna a battute di arresto il ritrovamento di esemplari, gravemente feriti o in stato di decomposizione, di tartarughe caretta caretta, specie protetta, in quanto minacciata dall’estinzione.

CENTRI DI RECUPERO

Per contrastare il fenomeno, il più delle volte riconducibile a ferite da elica di natanti o all’ingerimento di frammenti di plastica, sono previste sul territorio la nascita di nuovi centri di recupero e ulteriori azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ma anche degli operatori della filiera ittica e del settore diportistico.

«In autunno inaugureremo due nuove vasche di recupero a Goro – spiega Mauro Rinaldi, coordinatore regionale Ambiente dell’Associazione italiana cultura e sport, da anni impegnato nella tutela delle tartarughe marine sulle coste della Riviera –; dopo la liberazione al Lido di Volano della tartaruga salvata, chiamata Gabriele, abbiamo compiuto una accurata ricognizione all’isola dell’Amore, perché si sono registrati altri spiaggiamenti».

LE RICERCHE

Per rendere più efficace l’azione dell’Associazione italiana cultura e sport e della Fondazione Cetacea di Riccione che cura le tartarughe ferite – prosegue Rinaldi – «è ora fondamentale indagare sulle cause della morte. Ancora manca sul territorio una struttura di questo tipo e bisogna premere in questa direzione».

A preoccupare biologi e volontari intervenuti in questi anni sui casi di spiaggiamento di tartarughe marine decedute, sono stati i segni evidenti di martellate. E si teme che questi rettili, presenti ormai in gran numero nella Sacca di Goro, possano aver interferito con l’attività dei miticoltori.

SENSIBILIZZAZIONE

A settembre Aics, circolo nautico Volano del Lido di Volano, che già ospita il primo centro di recupero, Polizia Provinciale e Fondazione cetacea di Riccione organizzeranno altri eventi di sensibilizzazione ai Lidi, in attesa di inaugurare, in presenza dell’assessore regionale Paola Gazzolo, due nuove vasche di recupero a Goro.

In dirittura d’arrivo anche un nuovo protocollo operativo, di carattere regionale, la cui sottoscrizione è prevista per ottobre. Ma cosa fare in caso di avvistamento di una tartaruga marina al largo? «La tartaruga soffia – spiega Sauro Pari, direttore della Fondazione cetacea di Riccione –, ma non c’è da avere paura. È un animale pacifico, non aggredisce, non attacca mai, neppure se ci troviamo a nuotare nei pressi o se si avvicina alla nostra barca. Se notiamo che la tartaruga è in difficoltà – prosegue Sauro Pari – e presenta ferite evidenti, è necessario contattare immediatamente la Capitaneria di Porto, che a sua volta trasmetterà la segnalazione al centro di recupero più vicino».

INCONTRI RAVVICINATI

Diverso è il discorso se la tartaruga caretta caretta finisce nella rete di un peschereccio. Una volta a bordo, è necessario valutare se la tartaruga è ferita, diversamente, se sta bene, dopo mezz’ora la si può riaffidare al mare, il suo habitat naturale.

Infine, se ci si imbatte in una tartaruga morta sulla battigia, è necessario contattare l’Ufficio circondariale marittimo di Porto Garibaldi o la Polizia locale che, a loro volta, incaricheranno gli addetti della cooperativa Brodolini per il recupero e il successivo smaltimento. —

Katia Romagnoli

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