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Gas da sfruttare e nuovi pozzi Le trivelle tornano alla carica

Fabio Terminali
Gas da sfruttare e nuovi pozzi Le trivelle tornano alla carica

Aleanna invia al ministero la richiesta di poter coltivare i giacimenti di metano  Si conta di produrre riserve pari a 160 milioni di metri cubi nell’arco di otto anni

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Tre nuovi pozzi e la messa in produzione del giacimento Trava. Aleanna Resources torna alla carica nel Mezzano. Perché sotto quei terreni le ricerche tramite perforazione del 2017 hanno rivelato l’esistenza di un vero “tesoro”: la multinazionale americana conta di poter produrre riserve di gas metano per circa 160 milioni di metri cubi, nell’arco di otto anni.

Con una comunicazione inviata al ministero dell’Ambiente il 31 luglio, la società ha avviato l’istanza per l’avvio del procedimento di Valutazione di impatto ambientale del progetto di sviluppo della concessione di coltivazione “Valle del Mezzano”. Una specie di “toc toc” alla porta, per fare rientrare le tanto contestate trivelle. In barba al pronunciamento contrario delle amministrazioni interessate e all’attività del Comitato No Triv.

i lavori ipotizzati

Il progetto prevede opere all’interno di un’area di 49 chilometri quadrati derivanti dal permesso di ricerca “Corte dei Signori”, sui territori comunali di Ostellato e, in piccola parte, di Comacchio.

Aleanna prevede due fasi di lavoro. La prima, della durata di circa un anno, vede la realizzazione del pozzo Trava-3, da perforare dalla postazione esistente Trava-2 al fine di intercettare e sfruttare i livelli di gas metano già individuati. Quindi si pensa all’installazione di un impianto di disidratazione per il trattamento del gas e la posa di un metanodotto di circa 10 chilometri fino al punto di consegna Snam Rete Gas.

La seconda fase, consiste nella perforazione di ulteriori due pozzi, a pochi chilometri dai due precedenti. Servirebbero circa sei mesi.

Aleanna ha prodotto uno studio secondo cui la significatività dell’impatto su qualità dell’aria, acqua, suolo e sottosuolo, ambiente acustico «può essere ritenuta accettabile – sostiene la multinazionale – e tale da non compromettere lo stato dei luoghi, anche grazie alle buone pratiche di cantiere e di perforazione che saranno adottate». Impatti «complessivamente contenuti» anche in fase di esercizio.

quei no dei comuni

Ma sarà il ministero dell’Ambiente a dire l’ultima parola. Le osservazioni sul progetto potranno essere inviate fino all’11 ottobre.

L’anno scorso a rivolgersi al ministro Costa furono i Comuni di Argenta, Portomaggiore e Ostellato, spronati dal Coordinamento No Triv, chiedendo di escludere qualsiasi tipo di ricerca e di coltivazione di idrocarburi nel Mezzano, adducendo il rischio dell’aggravarsi del problema della subsidenza. Va aggiunto che i diritti sulle concessioni di coltivazioni erano stati “salvati” dal decreto con cui il governo Conte in febbraio aveva stoppato per 18 mesi i permessi di ricerca per idrocarburi. —



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