Il Comune valuta il ricorso per poter sparare ai piccioni
L’ordinanza del sindaco era stata bocciata dal Tar nella scorsa primavera Ora si punta ad affrontare un secondo round contro l’annullamento dell’atto
BONDENO. L’ordinanza anti-piccioni del Comune è stata impugnata davanti al Tar, ma il Comune non si arrende, forte delle sue motivazioni, ed ha deciso di incaricare un legale. Affinché possa pronunciarsi sulla fondatezza del ricorso presentato contro il municipio, ed eventualmente «suggerire la costituzione in giudizio».
ORDINANZA STOPPATA
La Lega nazionale per la difesa del Cane, nei mesi scorsi, aveva ha impugnato davanti al giudice l’ordinanza. Il 3 giugno fu spedita agli uffici comunali la sentenza, tramite la quale il Tribunale amministrativo regionale di Bologna ha ritenuto di dover integralmente annullare l’ordinanza anti-piccioni emessa dal sindaco Fabio Bergamini all’inizio del mese aprile.
«fatto contro logica»
«Un fatto incredibile – lo aveva definito lo stesso sindaco Bergamini – contro le logiche del buon senso. Il provvedimento contiene strumenti per il contrasto alla nidificazione dei piccioni e per il contenimento della sua diffusione, dovuti al fatto che altre istituzioni di carattere sanitario allarmano sulla pericolosità del guano, che è notoriamente veicolo di infezioni. Il quale, peraltro, crea evidenti fastidi ai cittadini depositandosi sui tetti, i marciapiedi, sulle auto».
Nel “mirino” di chi ha voluto impugnare il provvedimento, per usare un gioco di parole, c’era la chiara intenzione di voler interrompere l’attività di limitazione della popolazione del piccione, tramite sparo da parte dei coadiutori autorizzati dalla Provincia.
In realtà, non fu soltanto questo punto ad essere stato messo all’indice dal Tar: a creare dubbi era stato anche il fatto che questa procedura di utilizzo dei coadiutori autorizzati dovrebbe, a parere dei giudici, essere autorizzata previa la «verifica – scrive il Tar – da parte dell’Ispra dell’inefficacia dei metodi ecologici incruenti».
PROBLEMA SPOSTATO
Metodi ampiamente usati dal Comune, che ha installato reti anti-piccione in vari edifici, indicando la stessa procedura ai privati, vietando la somministrazione di mangimi e granaglie nei luoghi pubblici, effettuando monitoraggi e utilizzi di richiami e quant’altro. Misure che, alla fine, hanno soltanto “spostato” il problema in altre parti di Bondeno... Senza risolverlo.
Ora, alla luce dell’incarico legale che verrà affidato, il municipio potrebbe decidere di giocare un secondo round in tribunale. In quanto, «l’annullamento dell’atto impegnato – recita una proposta di delibera dell’amministrazione – precluderebbe la possibilità di adottarne altri, che potrebbero essere modificati nella forma, ma non nella sostanza». —
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