La musica e la kora come passaporto Jabel, il cantastorie venuto dai barconi
Lui e i cugini in mare con il tradizionale strumento gambiano «Siamo musicisti di strada». Collaborazioni con Cristicchi
La musica come passione e come possibilità di una nuova vita. È la storia di Jabel Kanuteh, musicista di kora, uno strumento a corde, del gruppo Silaba Band, ma può essere anche la storia dei suoi cugini che suonano insieme a lui nella stessa band in occasione del Ferrara Buskers Festival. Jabel è originario del Gambia, lasciato nel 2014 per arrivare in Italia un anno dopo. Un viaggio lungo e difficile, che, attraverso mille pericoli, lo porterà a Catania poi subito a Peglio, in provincia di Pesaro-Urbino. La storia di Jabel è simile a quella di tanti altri emigranti, che affrontano rischi tali da metterli in pericolo di vita pur di realizzare una prospettiva di vita migliore.
l’incanto del kora
Lui e i suoi due cugini ce l’hanno fatta, e in questi giorni stanno incantando il pubblico con la loro kora, strumento che il cugino Moro Kanute aveva con sé durante il viaggio che l’ha portato in Italia. A Peglio Jabel ha dimostrato di avere buone capacità artistiche, ha partecipato al Festival di jazz di Fano, e un artista locale lo ha aiutato ad avere in prestito dal cugino che abita a Milano la kora per potersi esibire, strumento che poi ha potuto comprare grazie a un concerto realizzato dagli amici per fare una raccolta fondi. Jabel proviene da una famiglia di griot come li definisce, termine che significa cantastorie. «Per noi la kora è importantissima, è il nostro passaporto - ribadisce - a mio cugino ha aperto tante strade. Da sempre vivo nella musica, in Gambia ti svegli con la musica e ti addormenti con lei. Nella mia famiglia siamo tutti griot, dai miei bisnonni ai mio padre».
rifugiato cantastorie
In effetti Jabel, che è in attesa di essere riconosciuto come rifugiato, ha anche lavorato con musicisti del calibro di Simone Cristicchi. Ora al Ferrara Buskers Festival sta andando tutto bene, «è una rassegna importante, una scuola per me, perché imparo a conoscere anche altri strumenti, oltre a migliorare l’italiano. Grazie a mio cugino, che è stato notato da Stefano Bottoni mentre suonava, ho potuto partecipare, ed è una bellissima esperienza», afferma Jabel, che è stato in Libia, un anno e sei mesi lavorando come muratore, «dovevo fare attenzione ai posti dove andare, lì per la gente uccidere un nero non è nulla, è come sparare ad un animale». La musica ora è il suo riparo. —
Veronica Capucci
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