«Più panchine meno improvvisazione» La protesta contro il piano “Parchi sicuri”
Tra provocazioni e ironia, cittadini e associazioni di Rete Pace replicano al Comune e al vicesindaco: Naomo siediti e rifletti
«Ma si possono rimuovere panchine per contrastare lo spaccio di droga? », chiedono increduli cittadini e associazioni che ieri mattina, sotto l’insegna di Rete Pace, si sono riuniti nei giardini del Grattacielo prima, e poi in quello di via Krasnodar, per protestare contro l’operazione “Parchi sicuri”, e l’improvvisazione dell’amministrazione come criticano i partiti d’opposizione. «E allora perché non radere al suolo le Mura cittadine dove ci sono gli spacciatori?», la provocazione di qualcuno, mentre altri, ricordando che gli spacciatori aspettano i loro clienti attaccati agli alberi o proprio sotto nascondono la droga, proponeva ironico il disboscamento: «Ma non suggeriamo idee», dicono ironici i residenti. «Ci piace l’idea di spazi pubblici accoglienti – spiega Alice Franchini – Che possano essere vissuti da bambini e anziani, e che sia sicuro non perché deserto ma perché accessibile a tutti». E accanto a lei, un altro cittadino si era appuntato al petto il cartello «+ panchine + socializzazione – solitudine». Altri slogan ammonivano, «giù le mani dalle panchine», suggerendo «se lo spaccio vuoi fermare più panchine devi piantare», o rivolgendosi al vicesindaco Nicola Lodi, «Naomo siediti e rifletti», magari proprio sul nuovo modello di «sedia pieghevole Naömö», pubblicizzata in stile Ikea.
No alla criminalità
«A livello di criminalità non cambia che ci siano o meno panchine – sottolinea Emanuela Cavicchi –. Ma la loro assenza fa venire meno importanti punti di aggregazione e il rischio è la desertificazione della città. Tacito diceva “hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato pace” , loro l’hanno chiamato sicurezza»; «se togli le panchine allontani le persone – conferma Adam Atik – e così davvero si consegnano dei posti nelle mani degli spacciatori». Anche il cartello al collo dell’attivista transfemminista Eva Croce, «senza la panca la droga non manca», ribadisce il concetto. Ma la manifestazione non è stata povera nemmeno di pareri a favore dell’operato dell’Amministrazione, fra i cartelli «qui stiamo bene senza panchine. Grazie! Stop ai buonisti» attaccati ai pali dove un tempo dondolavano altalene, e il commento di Graziano Cardi (comitato Cesare Battisti) a ricordare che l’operazione rimozione panchine era già cominciata «otto anni fa con la giunta Tagliani. Teoricamente non è una soluzione giusta ma se i residenti non le possono più usare... E poi ci furono risvolti positivi».
«Il discorso è molto più ampio – ribatte subito Mirian Cariani – Ci sono valori di pace dietro alle panchine, che servono per incontrarsi»; e a Lodi ricorda che «le decisioni devono nascere da processi che coinvolgano tutte le persone». Sempre in mattinata poi i manifestanti si sono spostati al parco dell’Amicizia di viale Krasnodar per dar manforte ai residenti dell’altra zona passata al vaglio da Lodi e dove sarebbe in programma lo «spostamento» delle panchine del cosiddetto “pentagono”.
Qui facciamo le feste
«Questo luogo che il vicesindaco definisce imboscato è il luogo dove faccio le festicciole per i miei figli, un luogo dove le panchine sono disposte in cerchio e sono assolutamente importanti – racconta la residente Silvia Ridolfi mentre raccoglie firme per impedire lo spostamento delle panchine – Chiediamo altri metodi per allontanare la criminalità».
Dello stesso avviso la “residente storica” Alma Maria Baraldi: «Quando i miei figli erano adolescenti non c’erano panchine e immigrati ma c’era comunque lo spaccio ed era sui muretti di via Verga». Fra i partecipanti anche alcuni consiglieri di minoranza: «Il proibizionismo non ha mai funzionato» commenta Ilaria Baraldi, fra i firmatari della mozione Pd che chiede la sospensione del Piano Parchi sicuri. –
Giovanna Corrieri
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