Il bisnonno Evaristo spegne le 100 candeline «Ok, ma il ginocchio...»
Circondato dall’affetto di una famiglia numerosa, nonno, anzi bisnonno Evaristo Succi, residente in via Sanmartina 46, ha festeggiato ieri il suo centesimo compleanno ricevendo dall’assessore alle Politiche sociali Cristina Coletti oltre ad un bacio, anche la targa del Comune con gli auguri del sindaco Alan Fabbri. Evaristo sta proprio bene; ha una mente lucida e se non fosse per un ginocchio che lo fa arrabbiare non ha problemi.
«Nella vita – ricorda – tranne il ladro, ho fatto tantissimi lavori e soprattutto il carpentiere edile. Ora mi riposo per bene, accudito da 18 anni da Nadia che dopo essere stata la mia brava badante, quattro anni fa ha sposato mio figlio Alcide rimasto vedovo, diventando mia nuora e con suo figlio che oggi ha 22 anni ed è praticamente cresciuto qui e mi chiama nonno: inoltre, con mio nipote Marco e i suoi tre figli, ho quattro pronipoti». Ma Evaristo ha una grande spina nel cuore: non essere riuscito ad avere la medaglia d’oro al valor militare che Tito attribuì ai partigiani italiani che combatterono in Jugoslavia durante la seconda guerra mondiale .
«Quando la guerra finì – racconta Evaristo – tornai a casa e solo dopo seppi della medaglia. Fu l’Associazione dei Partigiani che si interessò del ritiro ma chi si prese l’incarico di consegnarmela, non lo fece mai. Ho sempre sospettato di una persona ma senza prove cosa potevo fare, nulla, e così la mia è stata una medaglia sulla carta ma non nelle mie mani!». Dopo la festicciola di ieri, sabato prossimo al ristorante La zucca, tutta la famiglia Succi si ritroverà per la vera grande festa. —
Margherita Goberti
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