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«Approfittava dell’amore Ora mi sento rinato» I deliri dell’assassino

Daniele Predieri
«Approfittava dell’amore Ora mi sento rinato» I deliri dell’assassino

Subito dopo il rogo Chamekh affidò i suoi pensieri ad un audio per i familiari Farnetica di Dio e di gelosia, confessa di aver soffocato l’ex fidanzata

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È ancora lì, nei pressi della casolare di Castello d’Argile, poco dopo avere ucciso, «l’ho soffocata», e averla bruciata, «sono rimaste solo ossa, tutto carbonizzato». È lunedì mattina, M’Hamed Chamekh, l’ex compagno di Atika Gharib, manda un messaggio vocale in Marocco alla zia Zohra, e nel suo delirio lanciato su whatsapp che dura oltre 19 minuti, ogni tanto ha un barlume di lucidità: «Ho visto i vigili del fuoco passare e per sollevarmi ho già bevuto due birre». E questo fatto lo colloca sul luogo del delitto. Dice di essere furbo, invoca centinaia di volte Dio (Allah), rendendogli grazie «per avermi aiutato in quello che dovevo fare».

Troppe invocazioni

Ma invocare Dio in questo modo, anche lo stesso ragazzo che ci traduce, dice è del tutto fuori luogo. Ma lui Chamekh, si sente dalla voce impastata, è quasi ubriaco. Manda il messaggio quasi in diretta, dunque, dopo aver ucciso e appiccato il fuoco nel casale di campagna. E dice alla zia, quasi per sfida: «In questo momento loro (la famiglia di Atika, ndr) non hanno ascoltato il mio messaggio, io non dico niente: butterano acqua da sopra ma non sanno cosa c’è dentro», dice credendo così di ingannare i vigili del fuoco. Che invece troveranno poi un corpo carbonizzato, si presume quello di Atika. «Atika,il mio amore l’ho spedita da Allah, come in una busta chiusa: la aprirò quando la raggiungerò (morirò), lei approfittava del mio amore e ora mi sento rinato». Spiega perché ha deciso di registrare la sua confessione - il suo delirio - «per delusione», e si dice compiaciuto: «Oggi Dio la accompagnata dolcemente, senza sofferenza, finalmente ha realizzato questa cosa: sapete adesso il fuoco è acceso, così sparisce tutto, nessuna impronta, nessuna traccia».

Farnetica, e non solo per la birra in corpo: «Mi sono allontanato e sono rimasto lì a guardare: cosa vengono a portare via, solo ossa, è tutto bruciato, non c’è più niente: ecco prendete questa notizia e portatela alla famiglia io sto chiamando dal suo telefono (di Atika, ndr), lei è qui con me». E ad Atika cosa è rimasto, dopo averlo cacciato di casa, si chiede lui: «Ha cercato di denunciarmi, portarmi in carcere, ma M’Hamed è un altro». Se la prede ancora con la povera Atika: «Quella casa dicevi l’hai fatta per tua figlia, e adesso, stai pensando a lei?». Dice di non essere più quello di prima, costretto per un mese a girare, a dormire all’addiaccio, dopo che l’ex compagna lo aveva messo alla porta e aveva innescato, dopo averlo denunciato, tutta la vicenda che dal 2 agosto finirà il 2 settembre, lunedì mattina, quando lui uccide e dopo registra questo farneticante messaggio che tuttavia diventerà l’ennesima “prova” dell’aver ucciso l’ex compagna Atika.

Ero a Parigi

Le rinfaccia anche questo mese di vagabondaggi: «sono stato costretto a ripartire da zero». Racconta anche di essere stato a Parigi, nel periodo in cui era irreperibile per tutti: qui gli hanno rubato i documenti, ha litigato e lo hanno preso per 24 ore «ma io sono furbo, riesco ad evitare la legge e i guai». Anche ieri, a San Remo, davanti ai giudici che lo volevano interrogare per capire di più, ha fatto il furbo: ha evitato di parlare, è rimasto in silenzio, non ha detto nulla al gip del Tribunale di Imperia. Che alla fine dell’udienza ha convalidato il suo fermo, per l’omicidio di Atika. E ben presto Chamekh verrà trasferito a Bologna per render conto agli inquirenti, anche di questo messaggio audio. Perché se è vero che ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere, restano, le sue, pur deliranti, vere confessioni. Dovrà spiegare tanto, ma intanto ha già biascicato nel messaggio vocale , ricordando sempre alla zia che «nemmeno una goccia di sangue è sparsa per terra, ma lei lo meritava perché era testarda: ed è stata vinta (verbo tradotto in modo soft, ndr) con il fuoco». Si dice accecato dalla gelosia, dal fatto che Atika fosse già stata sposata.

Compagno-padrone

E lui non tollerava, da compagno-padrone che avesse una sua vita. Voleva controllarla continuamente. Rammenta ancora quello che ha fatto. «Sì, l’ho soffocata e persino le sue mani non le ho strette come si deve», alludendo al fatto che l’avrebbe legata.

Ringrazia Dio: «Che mi ha fatto far giustizia con le mie mani», forse per lo strangolamento. Il delirio si impenna: continua a credere che i vigili del fuoco, buttando acqua dall’alto, nasconderanno per sempre il corpo della povera Atika: «Perché, così, magari torno là, dove c’è ancora lei. E butterò dei fiori». —



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