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Carote, la produzione tiene ma i prezzi sono in discesa

Andrea Tebaldi
Carote, la produzione tiene ma i prezzi sono in discesa

Le esperienze di due agricoltori ferraresi: il meteo avverso di maggio non ha penalizzato la coltivazione tradizionale, ma ha ridotto le quantità di bio

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Come succede per patate e pomodori, le carote sono coltivate a tutte le latitudini, ma con areali particolarmente vocati in alcune regioni, principalmente in Sicilia, Sardegna, ma soprattutto in Abruzzo, nella Piana del Fucino.

In Emilia Romagna sono 1.675 gli ettari dedicati alla produzione di carote, convenzionali e bio, da seme e da orto. Per quanto riguarda la nostra regione, la provincia di Ferrara detiene la maggior superficie dedicata a questa coltivazione, con 1.030 ettari nell’areale di Mesola, Codigoro e dintorni, zone con terreno sabbioso e/o di medio impasto. Seguono, molto distaccate, le province di Ravenna (280 ha), Forlì (185 ha) e Bologna (130).

Variante-meteo

«Le condizioni climatiche di questi ultimi mesi hanno influenzato solo marginalmente la mia coltivazione di carote – afferma Archimede Sartorato – associato storico di Confagricoltura Ferrara, con azienda di circa 60 ha destinati a questa produzione nell’areale di Codigoro – produco carote da mercato e da industria sotto serra e allo scoperto. E i picchi di calura non hanno messo troppo in sofferenza le piante e l’irrigazione ha permesso il normale sviluppo della radice. Ai primi di maggio il mercato era partito abbastanza bene per poi scendere sotto i 15 cent ai primi di giugno. Napoli e Subito le mie varietà in semina protetta; per le fuori telo, la Dordogne, varietà di carota ideale per il mercato fresco con ciclo medio precoce, con foglia robusta e una forte attaccatura al colletto che ne facilita la raccolta. Ormai il loro raccolto è concluso, il prossimo ripartirà ai primi di ottobre, non resta che confidare nella benevolenza del clima e aspettare».

Per la produzione di carote biologiche interviene Sabrina Rambaldi, contitolare della società agricola Deltabio, associata a Confagricoltura Ferrara. «In Deltabio si producono solo coltivazioni biologiche; lavoriamo carote per dieci mesi, da metà maggio a metà marzo dell’anno successivo».

Bio poche ma buone

Questo ortaggio ha un ciclo colturale che può variare da 90 a 120 giorni a seconda della varietà, per cui il raccolto avviene a circa tre mesi dalla semina; «significa - prosegue Rambaldi - che abbiamo carote di stagione praticamente tutto l’anno. Oltre alla produzione e raccolta, procediamo al primo lavaggio, al controllo della qualità merceologica (regolarità della forma, dimensioni e assenza di abrasioni dovute agli insetti terricoli) e poi le consegniamo ai centri per il confezionamento; noi siamo agricoltori, non commercianti e vogliamo restare tali, così per il resto dei passaggi fino alla Gdo provvedono altri. Per le carote bio non è un’annata abbondante, il meteo di maggio ha ridotto la produzione delle precoci, ed è scesa la richiesta dal mercato estero».

Parlando invece di qualità, «questa si è confermata ottima; per quanto riguarda i prezzi delle carote bio, questi non si discostano molto da quelli del mercato convenzionale. Tra le nostre varietà, prima è la Dordogne anche se c’è penuria di seme, seguono Napoli e Namibia nel segmento precoce e la Yukon, per le sue caratteristiche genetiche particolarmente adatta ai terreni più sabbiosi e alle semine da novembre a febbraio, e Laguna». —

Andrea Tebaldi

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