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L’odio mortale del carnefice di Atika «Dovevo cominciare da suo padre»

A.M.
L’odio mortale del carnefice di Atika «Dovevo cominciare da suo padre»

L’omicida aveva portato via il passaporto all’ex compagna. Sul luogo della tragedia una tanica con liquido infiammabile

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Non c’era solo la ex compagna Atika ad accendere l’odio e alimentare le ossessioni violente di M’hamed Chamekh. L’uomo arrestato venerdì dai carabinieri con l’accusa di omicidio, mentre in treno cercava di raggiungere la frontiera di Ventimiglia, covava un rancore profondo anche nei confronti del padre della vittima, al punto da volerlo uccidere. «Suo padre è un bastardo, volevo iniziare da lui, perché è lui che me l’ha portata», dichiara a una zia nell’audiomessaggio-confessione inviato alla donna in Marocco, nei giorni della fuga dopo l’omicidio di Atika Gharib.

«Volevo iniziare da lui»

Doveva essere lui dunque il primo a morire, il “suocero” colpevole di avergli “consegnato” la figlia come compagna, una compagna troppo libera e poco disposta a sopportare le sue angherie, pronta a ribellarsi e a sporgere denuncia non appena l’uomo aveva cominciato a prendersela anche con la figlia avuta dal primo marito. Quel precedente matrimonio del resto, prosegue M’hamed nel suo delirio, era motivo di malumore anche da parte della sua famiglia, che mal digeriva il legame tra il figlio e una donna che era già stata sposata.

Il passato di Atika, e il timore di futuri tradimenti, erano un tarlo nella mente di Chamekh. Durante i sei mesi della loro relazione, l’uomo aveva trasformato la vita di Atika in un inferno, come ha riferito agli inquirenti una delle sorelle della vittima, Nabiha. Lui le controllava il telefono, le impediva di contattare le sorelle ed era arrivato a sottrarle il passaporto.

Il passaporto

La mattina della sua scomparsa, lunedì 2 settembre, Atika aveva detto ai familiari che sarebbe andata al Consolato del Regno del Marocco di Bologna per rifare il documento, ma è probabile che invece la donna volesse tentare di convincere Chamekh a restituirle il passaporto e che per questo lo avrebbe incontrato nel casolare di Castello d’Argile diventato la sua tomba.

La tanica

Dagli atti emerge un altro particolare molto importante ai fini delle indagini, e che potrebbe aggravare ulteriormente la posizione di Chamekh: sul posto è stata rinvenuta una tanica di liquido infiammabile che potrebbe indicare che il delitto era stato pianificato.

Del resto, stando alla denuncia che il 2 agosto la vittima aveva presentato contro M’hamed per maltrattamenti e violenze ai danni della figlia minore e di lei stessa, emerge tutto l’abisso di un rapporto malato.

Le minacce

Rincara la dose ancora Nabiha che, ascoltata dai carabinieri di Castello d’Argile il 4 settembre scorso, ha parlato delle confidenze ricevute dalla vittima sul comportamento aggressivo e violento del compagno. Secondo queste dichiarazioni messe a verbale, una volta l’uomo avrebbe minacciato Atika con un coltello, puntandoglielo alla gola e in un’altra circostanza avrebbe cercato di soffocarla con un cuscino. Dalle carte dell’indagine emerge anche l’esistenza di un tablet contenente diversi messaggi vocali di minaccia che il compagno le aveva inviato, e che era stato poi consegnato ai carabinieri di Ferrara.

Il tablet

E di messaggi vocali, spaventosi e deliranti, è costellato anche l’epilogo della tragedia di Atika, uccisa, probabilmente strangolata, e poi bruciata nella speranza, anzi nella convinzione, di cancellare ogni traccia del crimine: «Avete visto M’hamed cosa è in grado di fare e quanto è bravo», sibila l’uomo a Kadijha, la sorella della vittima accorsa poi al casolare bruciato con il peso del sospetto più atroce nel cuore. Lei stessa, come le sue sorelle, era finita nel raggio d’odio di Chamekh, che aveva minacciato di uccidere tutte le sorelle di Atika, perché l’avevano messa contro di lui. —

A.M.

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