Salvini annuncia la sua guerra totale: «Vincere Emilia e Umbria, poi il governo»
Comizio in stile Hyde Park ieri a Cento per la presentazione della candidata della Lega: «Qui riapriremo i piccoli ospedali»
CENTO (FERRARA). Più che a un comizio per le prossime elezioni regionali assomiglia a uno “speech” di Hyde Park. L’oratore, l’ex ministro Matteo Salvini, su uno sgabello alto mezzo metro e tutta la folla intorno, a portata di mano. Ma lo spazio non è quello del famoso parco londinese.
Centinaia di persone si sono assiepate ieri pomeriggio, per oltre due ore, stipate come sardine, nello strettissimo alveo di via del Guercino e delle due ali porticate, per ascoltare il grido di battaglia del segretario federale della Lega, pronte a sfidare anche il maltempo pur di applaudire il leader del Carroccio e caricare sul telefonino il selfie promesso e concesso a tutti i richiedenti.
Fianco a fianco. La “location”, davanti al Bar Tiffany di Cento, tra i gazebo e le bancarelle della Fiera, è tra le più infelici immaginabili. La decisione di fare tappa nella città del Guercino, dopo Caorso e Vignola, diramata con un solo giorno di preavviso, ha messo in difficoltà probabilmente anche la questura e la piazza è stata usata solo per le foto. Il copione, nonostante la campagna elettorale emiliana abbia mosso solo qualche passo, sembra già rodato. Come la strategia annunciata ai fans stipati davanti alla distesa del locale per archiviare la “topica” della crisi innescata e poi evoluta con l’estromissione della Lega dal governo: «Vincere le elezioni in Umbria, il 27 ottobre, e quelle in Emilia Romagna quando si faranno, a novembre, dicembre o gennaio» e poi attendere «perché il passo successivo sarà andare al governo» dopo avere archiviato l’esperienza giallo-rossa M5s-Pd. Nel frattempo piazze e piazze, come oggi a Roma.
Al suo fianco c’è la candidata Lucia Borgonzoni, per la quale si raccolgono le firme, che ancora non è sicura di poter contare sull’appoggio di Fdi e di Forza Italia (resta aperta l’ipotesi di loro candidati). Il modello ferrarese (centrodestra più civiche) piace anche a lei. «Abbiamo la civica - commenta davanti al cronista - e ho letto le ultime dichiarazioni di esponenti di Fdi e Forza Italia: sono incoraggianti, è un occasione che non si può sprecare». Ma da concretizzare, come si può intuire, attorno al suo nome.
Salvini, arrivato con un’ora e 10’ di ritardo (la Meloni a Ferrara il giorno prima aveva spaccato il minuto, salendo sul palco alle 19.00), dallo scranno improvvisato tuona contro la «sinistra» e a sostenerlo, a piano terra, c’è anche il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri («non salire sullo sgabello sennò si spacca», gli consiglia l’ex ministro). Lo strumentario elettorale è pronto: «È stata disattesa la voglia di cambiamento», «a Roma fanno le porcherie», «se liberiamo l’Emilia Romagna dalla sinistra i nostri nipoti ricorderanno per sempre quella data», «abbiamo agito con onore e libertà e possiamo girare in Italia a testa alta», «guai a chi mette in discussione la nostra storia e cultura», «vogliono cancellare Quota 100 e aprire i porti», «i bambini devono restare con la loro mamma e il loro papà». Salvini non ammette errori. In Emilia, annuncia, «riapriremo i piccoli ospedali chiusi dalla sinistra» e i contributi pubblici, le case popolari andranno «prima agli italiani». Poi arriva la pioggia seguita dall’acquazzone e dalla grandine: «Un regalo di Bonaccini», commenta Salvini. —
Gioele Caccia
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