I trecento sogni spezzati dei ricercatori precari «Meritiamo la stabilità»
Un esercito di oltre 300 persone, altamente qualificate, con il sogno, finora vano, della stabilizzazione.
Sono i ricercatori a tempo determinato di tipo A e B e gli assegnisti di ricerca di Unife che ieri si sono incontrati in assemblea con i rappresentanti della Flc Cgil. Spiega la sindacalista Simona Malucelli: «La riunione è stata voluta per chiarire i punti della vertenza collettiva per la stabilizzazione, e per dire no, una volta per tutte a uno dei precariati più sedimentati d’Italia, quello di professori e ricercatori. Stando ai dati ufficiali al momento nel nostro ateneo, che con l’esponenziale crescita delle iscrizioni si può annoverare tra i “grandi atenei” (oltre 20.000 iscritti), ci sono 200 assegnisti di ricerca, e circa 100 ricercatori, su un totale di 640 strutturati componenti il corpo docente».
Il vero problema è considerare normale la precarietà, e persone con molti anni di lavoro e contratti a tempo determinato, rischiano di trovarsi, come ha detto l’avvocato Francesco Americo, «con un pugno di mosche in mano». «Nel nostro sistema universitario - ha spiegato Americo - ci sono troppe forme di contratti che non consentono la stabilizzazione, per questo noi vogliamo sferrare un attacco al sistema nazionale che spesso abusa del precariato con il finto limite dei 12 anni, oltre a non avere forme di tutela per i lavoratori che si trovano con questo tipo di inquadramento».
L’obiettivo è poter arrivare anche per questo comparto aduna sorta di sentenza “Mascolo” della Corte costituzionale sui precari della scuola che ha permesso un notevole passo avanti per l’incerto futuro di molti insegnanti.
Tito Russo, di Flc Cgil nazionale ha continuato dicendo: «siamo qui per cercare di semplificare al massimo le cose, per fare in modo di forzare la norma e accelerare il percorso legislativo e riuscire finalmente nell’intento di stabilizzare un precariato che è ormai diventato storico».
«Il fatto che in alcune realtà - ha continuato Russo - i contratti precari superino quelli a tempo indeterminato, è un dato deprecabile».
Ma oltre i dati ci sono le persone, per esempio Enrica Fabbri, con all’attivo un dottorato di ricerca dal 2004 al 2007, un’esperienza all’estero alla prestigiosa Ohio State University, per la ricerca sul cancro, varie borse di studio e assegni di ricerca fino al 2017, che ha sempre lavorato nell’ambito universitario e che ora sta per vedere sfumare il sogno della sua stabilizzazione. —
Emanuela De Domenico
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