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Il vescovo: «La città salvata dai giovani Le parrocchie siano luogo di confronto»

Il vescovo: «La città salvata dai giovani Le parrocchie siano luogo di confronto»

Il bilancio di monsignor Perego a due anni dall’insediamento: le mie parole sui migranti strumentalizzate, ma le ripeterei 

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la riflessione

«I ragazzi e i giovani sono il presente, ma anche il futuro della città». È uno sguardo rivolto soprattutto alle nuove generazioni quello che monsignor Gian Carlo Perego rivolge a due anni dalla sua designazione ad Arcivescovo di Ferrara-Comacchio.

I giovani e la città

Un bilancio a 360 gradi che il vescovo affida a una lunga riflessione pubblicata sulla testata della Diocesi, la “Voce di Ferrara e Comacchio”. Parlando della nostra città, spesso additata come “vecchia” per le dinamiche demografiche, Perego punta l’attenzione sulla linfa portata dagli studenti universitari: «Una città della cultura qual è Ferrara non può che attrarre i giovani e per questo occorre dare largo spazio alle iniziative artistiche, musicali e culturali in genere. Una città dello sport non può accontentarsi solo della grande Spal ma, dal Cus ai campi di calcio di quartiere e parrocchiali - promuovere il gioco, rendere sempre vivi alcuni quartieri spenti o occupati da chi ha altri interessi».

A questi si aggiungono poi le esperienze giovanili dei campi Ibo, Mani tese, Emmaus, i campi scuola dell’Aci o di altre associazioni, le esperienze di servizio civile, di volontariato e di accoglienza di giovani provenienti da altri Paesi.

I migranti

E a proposito di migranti, la premessa è che «saremo giudicati sull’amore e sulla carità». Una scelta preferenziale, quella verso i più poveri, «faticosa - argomenta il vescovo - perché siamo segnati dall’egoismo, dall’individualismo, dalla voglia di avere di più, di lasciare fuori casa “questi o quelli”, traviati da un’identità intesa come salvaguardia di sé più che di apertura all’incontro». Parole che monsignor Perego si dice pronto a ripetere una per una, allo stesso modo, anche se «sono state travisate e usate ideologicamente per interessi di parte».

Al pari, prosegue, la politica è diventata sempre più sinonimo di corporativismo, mentre c’è bisogno di confronto, dialogo e discussione. Ed è dalle associazioni e dalle parrocchie, sottolinea Perego, che deve partire l’impulso, diventando laboratori «dove possa nascere la passione per il bene comune».

Le ferite del sisma

Quando, il 3 giugno del 2017, monsignor Perego cominciò il suo servizio pastorale nella nostra Diocesi, trovò un territorio ancora ferito dal terremoto. Proprio per i necessari interventi post sisma la Cattedrale ora è chiusa, così come sono attualmente inagibili altre chiese importanti come San Paolo e San Domenico.

Il vescovo si augura che «nell’arco di due anni possano essere riaperte la Cattedrale e altre venti chiese. La speranza è che le risorse messe a disposizione dallo Stato attraverso la Regione e, nel caso della Cattedrale, anche dal Ministero del Beni Culturali, possano superare i rallentamenti burocratici, che comprendiamo anche necessari, per velocizzare i tempi della riapertura».—

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