Il lungo corteo per Atika Un fiume di mille luci per dire no alle violenze
Ieri sera la manifestazione per le strade del centro ricordando anche Cinzia Castagnotto: servono parole forte dagli uomini, devono dire “io non ci sto più”
Si fermano le auto ai “4s”, si fermano i passanti lungo il percorso, si ferma anche la musica “caciarona” dei chioschi: serve silenzio, per ricordare Atika Gharib, una donna che non c’è più perché uccisa e bruciata dall’ex compagno. E allora Ferrara si accende, di luci, e sono qui in quasi mille, a camminare con le candele in mano. Ci sono tutti, tanti, soprattutto un pezzo di quella Ferrara che vuole cambiare, fare un salto culturale contro i femminicidi, perché la parole non possono più bastare.
La Cgil, noi ci siamo
Lo spiega in modo diretto Cristiano Zagatti, segretario Cgil, tra gli organizzatori che ribadisce la vicinanza alla famiglia Gharib, presente con 4 tra fratelli e sorelle di Atika e tanti parenti diretti, anche le figlie della donna uccisa. «C’è una cultura da cambiare, occorre più rispetto delle donne, di libertà e uguaglianza di genere». E si prende un impegno: «Penso che con 120mila iscritti come sindacato dobbiamo fare molto di più, essere punto di riferimento in ogni ambito lavorativo per le donne: e poi non serve inasprire pene se non c’è presa in carico preventiva». Ossia, agire il prima possibile, prima che... Le regole ci sono, tante, forse troppe.
Ne sa qualcosa Paola Castagnotto Centro Donna e giustizia: «Continuo a chiedermelo perché nonostante 30 anni di lavoro di prevenzione, sulle scuole. Perché ancora? Perché lo diciamo solo a parole che c’è una emergenza, non ne siamo perfettamente convinti: il mondo politico, la società civile. Servono parole forti che vengano dagli uomini, debbono cominciare a dire “io non ci sto più”».
Tanti uomini, e tante donne, tanti ferraresi e tanti stranieri che ferraresi sono diventati vivendo e lavorando qui. E tra tanti, la famiglia di Atika. Il fratello Mohamed usa poche parole, guardando la risposta della città dove viveva Atika e le sorella, Khadija, prima tra tutte, presente e in prima fila al corteo. «Grazie a tutti voi, grazie dal nostro cuore per la vostra presenza» dice davanti al Castello, a fine corteo, guardando il migliaio di persone che affollano la piazza. Khadija stessa, che ha vissuto in diretta il dramma della scomparsa di Atika, poiché fu lei a denunciare, a far pressioni. «Non posso che dirvi grazie per quanto ci siete stati vicini». A pochi passi da lei c’è il sindaco di Castello d’Argile, Alessandro Erriquez, che dalle prime ore ha vissuto in diretta il dramma di Atika, ritrovata morta in un casolare del comune bolognese: «Era un dovere esserci, dobbiamo farlo noi per primi per dare un segnale».
La giunta in corteo
In piazza arrivano anche gli amministratori ferraresi, quattro assessori, tanti consiglieri. Parla il vicesindaco Nicola Lodi che nell’ultima parte del corteo era dietro lo striscione “Cittadini/e del mondo”. «E importante esserci per dimostrare che ci siamo contro qualsiasi violenza: vogliamo metterci la faccia e mezza giunta qui presente ne la dimostrazione. Vogliamo che Ferrara non sia un città di violenza, ma a visura di donne e di uomini». Uomini, tanti.
Anche Paolo Calvano: «Sono qui come uomo, mentre nel mio ruolo (segretario Pd e consigliere regionale) farò tutto ciò che è possibile contro i femminicidi, diventato un problema gravissimo». —
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