In una ex lavanderia la fabbrica di droga Sei chili di marijuana e migliaia di piante
Arrestati tre cinesi: uno di loro, il capo, abitava a Ferrara Dentro il fabbricato impianti sofisticati e max allacci abusivi
Prima era una lavanderia industriale, chiusa da tempo, nei pressi di Santa Maria Maddalena, in località Piacentina. Ma il capannone in disuso non è rimasto sfitto a lungo, perchè è stato di recente convertito da cittadini cinesi nella produzione industriale di droga, marijuana, visto che nel blitz dei carabinieri di Rovigo e CastelMassa sono stati scoperti 6 chili di “erba” essiccata e pronta per il mercato, soprattutto l’Emilia e anche il Ferrarese, e altre 1.000 piante di varia altezza e maturazione trovate nei vari ambienti della casa- capannone, con tutti gli impianti di riscaldamento ad hoc, le lampade rigorosamente elettriche, alimentati ovviamente da allacci abusivi alle centraline Enel.
Una nuova fabbrica
A scoprire la “fabbrica” di marijuana è stato il fiuto dei pescatori che frequentavano la zona e che avevano riscontrato esalazioni anomale che provenivano appunto dal fabbricato, gli odoro delle piante essiccate e quelle in maturazione: a gestire la “fabbrica”, un gruppo di cinesi specializzato nella produzione e nello smercio di droga, che aveva messo salde radici lungo la Sinistra Po: dal punto di vista investigativo non è una novità visto che da anni il Veneto, capannoni e magazzini in disuso tra Padovano e Rodigino sono state prese di mira dalla Grande criminalità cinese che si è convertita nella produzione di droga ben più remunerativa, ad esempio, del tessile, in crisi. A sfar scattare il blitz sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Rovigo e della Compagnia di Castelmassa competenti per Santa Maria Maddalena dove si trova ed è stato sequestrato il fabbricato, epicentro della produzione. Tre i cinesi finiti in manette nel corso del blitz: uno di questi residente a Ferrara, X.X., 47anni, considerato il “capo” e gli altri due C.B. e W.B. tra i 40 e i 44 anni, irregolari nel nostro territorio.
Impianti di livello
La ex lavanderia era diventata una fabbrica di “erba” con tutto il necessario per la crescita: sacchi di fertilizzante, bidoni di integratori minerali per arricchire il terriccio e poi gli impianti tecnici. Di altissimo livello poichè con appositi ventilatori e tubazioni facevano circolare l’aria negli ambienti e con termometri digitali tenevano sotto controllo umidità e calore per permettere la perfetta crescita delle piante, e ottenere così la massima percentuale del principio attivo, il thc, che dà valore aggiunto alla droga sul mercato. Per la crescita, ovviamente l’impianto di riscaldamento garantito da lampade alimentate da energia elettrica, e visto che la “fabbrica” lavorava 24 ore al giorno, come spesso avviene in capannoni dove di produce droga, l’energia veniva garantita da un gigantesco allaccio abusivo che gli stessi tecnici Enel hanno avuto non poca difficoltà a mettere in sicurezza.
Abusivi e pericolosi
Basti pensare che, per evitare guai, è stato necessario togliere la corrente per tutta la durata delle operazioni, alle abitazioni di ben tre vie della zona. Alla fine, comunque, tutto si è risolto nel migliore dei modi.
Non per i tre cinesi trovati all'interno, arrestati, sia per la coltivazione sia per l'allaccio abusivo alla corrente. Le indagini proseguono, ma la prima ipotesi è che quel gigantesco quantitativo di droga, che ora sarà distrutto sia solo l’ultimo anello di una catena che in passato aveva portato all’attenzione degli inquirenti in Veneto, la “mafia cinese” convertita nella produzione di droga. Del resto, si tratta di “erba” a chilometro zero poiché era destinata al mercato del Ferrarese e regione, poi Lombardia, Rodigino e Padovano. —
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