«Incidenti causati da velocità e distrazione»
Uno stridio di freni, un rumore di lamiera e poi il botto e il rumore del corpo che si adagia sull’asfalto. Una scena che si è ripetuta 185 volte nei weekend di giugno luglio e agosto in Italia e che in settembre continua a mietere vittime.
Dopo un maggio piovoso, l’arrivo dell’estate ha visto esplodere una “guerra” sulle strade italiane e ad avere la peggio sono stati molti motociclisti. In Emilia Romagna possiamo contare 20 decessi, dei quali sei nel Ferrarese da inizio anno, cifre che devono far riflettere sulle cause di questa strage.
TRAGEDIA ASSURDA
Sulle molteplici cause di questi incidenti mortali interviene Giordano Biserni, presidente Asaps, Associazione sostenitori amici Polizia stradale che ha raccolto i dati sugli incidenti mortali per i bikers. «È difficile individuare i fattori di una tale assurda tragedia. Fattori che sicuramente sono molteplici e che vanno dai comportamenti con assunzione di rischio dei motociclisti spesso refrattari al rispetto delle regole della strada, tutti vediamo sorpassi e pieghe da brivido sulle strade. Ci sarebbe da fare anche un discorso ampio sulla potenza delle moto vendute sul mercato, sempre più sovrapponibile a quelle della pista». E Biserni aggiunge quanto spesso la responsabilità ricada anche sugli automobilisti, sempre più distratti dall’uso di smartphone durante la guida.
«A questo dobbiamo aggiungere che circa il 38% degli incidenti gravi e mortali avviene per la perdita di controllo del veicolo e quindi l’incidente si realizza da solo, inoltre le condizioni delle strade che in molti casi diventa moltiplicatore dei rischi: buche, segnaletica orizzontale, guard rail, strade non illuminate».
FRENATA DIFFICILE
Sotto l’aspetto tecnico c’è da tenere in considerazione che la frenata di una moto è più difficoltosa rispetto a quella di un’ auto: l’appoggio della gomma a terra avviene in gran parte con la ruota anteriore, su cui grava la maggior parte del peso in fase di frenata, fattore da tenere bene in considerazione. Ridurre quindi la velocità da parte dei motociclisti e una maggiore attenzione da parte di tutti noi, il tenere una “guida preventiva”, senza far prevalere le nostre ragioni a quelle del traffico, aiuterebbe sicuramente a far sì che una tranquilla gita in moto non si trasformi in tragedia.
Stefano Balboni
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