Il ritorno di Franceschini rare battute e annunci «Ma Ferrara può essere hub italiana del restauro»
Il ministro ieri in Fiera e tutto sembra tornato a un anno e mezzo fa Ma le differenze ci sono: lui poco loquace, il sindaco Fabbri incalza
l’evento
Dove eravamo rimasti? Dario Franceschini torna in un’occasione ufficiale a Ferrara e tutto sembra congelato ad un anno e mezzo fa: lui in grisaglia ministeriale a stringere mani ed ascoltare per qualche secondo le istanze di amici e conoscenti, gli eventi che gli si modellano addosso. Tutto come se il film di questi mesi fosse stato riavvolto (tra i fotogrammi, la sconfitta elettorale per mano della leghista Maura Tomasi, i silenzi sulla città, il clamoroso ritorno sulla scena politica da mentore del nuovo governo), e si ricominciasse a proiettare dalle inaugurazioni dei vari Salone del Restauro e di Remtech. In realtà, però, qualche differenza c’è.
differenze
A fianco di Franceschini,assieme al presidente della Fiera, Filippo Parisini, si muoveva una presenza in fascia tricolore che non assomigliava in nulla a Tiziano Tagliani. Il sindaco Alan Fabbri, leghista come Tomasi, ha esibito subito una certa disinvoltura nel rivolgersi al vecchio avversario politico. Gli ha parlato a tu per tu, dal primo approccio, della lettera inviata al ministero per perorare la causa della riprogrammazione in città della conferenza nazionale del turismo («tutti a Ferrara hanno lavorato alacremente durante tutta l’estate»); non ha perso occasione nelle pause del cerimoniale per colloquiare fitto fitto. Lui, il ministro, inizialmente stava un po’ sulle sue, ma alla fine è sembrato esserci qualcosa in più del rispetto istituzionale nel suo gesto di tornare sui propri passi e attendere la fine di un’intervista tv di Fabbri per salutarlo prima di andarsene.
Nemmeno lui, Franceschini, si è mostrato identico al se stesso di un anno e mezzo fa.
poco loquace
Nessuna dichiarazione di politica nazionale, Renzi e i bisticci di governo per una mattina restano fuori dalla porta. Anche sui temi locali, però, il ministro è molto parco: «Ferrara candidata a capitale italiana della cultura? Non so...»; niente sulle questioni “calde” del suo dicastero, dai Diamanti al Meis. Giusto qualche battuta con gli amici sull’affaire della telefonata sul suo B&b arrivata per sbaglio ad un giornalista. Un passaggio per la foto all’amica e collaboratrice Carla Di Francesco, nello stand della Formazione scuola beni culturali, la calorosa stretta di mano al direttore del museo di Capodimonte, un divertito rifiuto a provare il visore 3D, «no no, mi gira la testa».
Succinti pure i concetti espressi alle tv e al microfono, all’inaugurazione senza taglio di nastri: «Il settore del restauro è in crescita, si è allargato anche alle imprese culturali. È importante il sostegno di Ferrara, il mio ci sarà tutto. Ferrara hub del restauro? È il senso di questa iniziativa».
Quaranta minuti in tutto, una manciata dei quali a Remtech su insistenza dell’amico Sandro Bratti, lì in qualità di direttore Ispra. Poi i saluti. Per impegni, annunci e battute in relax, ripassare. —
S.C.
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