«Non possiamo avere gli effetti personali di Marcello, perché?»
La famiglia Cenci lancia un appello in attesa del processo di secondo grado
la lettera
Scrivono un’altra lettera aperta, i genitori di Marcello Cenci, perché «a due anni dall’omicidio di nostro figlio vorremmo riavere i suoi ultimi effetti personali». Chiedono perché «non siamo riusciti ancora ad entrare in possesso degli ultimi suoi effetti personali: personal computer; cellulare; il diario; alcuni piccoli oggetti personali che indossava al momento della sua uccisione». E spiegano che «nemmeno alcuni tentativi del nostro avvocato sono riusciti a farci avere queste piccole cose, importanti per noi genitori che viviamo solo nel suo ricordo». Chiedono e non comprendono: «Non riusciamo a capire il motivo per il quale ci vengano ancora negati e a cosa possano ancora servire». D’altronde spiegano, ormai «chi è l’assassino è noto» giudicato e condannato a 30 anni, la sentenza di primo grado. Assassino, Eder Guidarelli, che ora avrà « diritto al processo di appello, giuridicamente indiscutibile e umanamente corretto». Ma dubitano: «Forse si stanno cercando dei “cavilli giuridici” per cercare di cambiare la pena all’assassino di Marcello. Forse si spera di cambiare le provvisionali, stabilite dai giudici a favore della nostra famiglia; cosa del tutto insignificante visto che non saranno onorate».
Loro, da soli, e solo con un contributo dell’Associazione vittime dei reati dell’Emilia Romagna, hanno provveduto a tutte le spese, da due anni. Si chiedono ancora se si debbano sentire responsabili loro della morte del loro figlio, piuttosto che chi gli aveva garantito protezione (carabinieri e autorità giudiziaria. «Inermi sì, responsabili no: sono altre persone o autorità che debbono sentirsi responsabili di quanto accaduto». «E inermi, ma fiduciosi nella giustizia, aspettiamo la sentenza d’appello». —
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