«Voleva ucciderla» Telecamere, telefonini e chiavette sotto lente
Cervellati ha pianificato o no l’aggressione a Cinzia Fusi? La risposta nei reperti acquisiti e consegnati al perito
Saverio Cervellati ha pianificato l’omicidio di Cinzia Fusi lo scorso 24 agosto? A questa domanda dovranno rispondere gli inquirenti, cercando di capire se c’è stata premeditazione o meno.
Ieri mattina in procura a Ferrara è stato conferito l’incarico al consulente tecnico per l’analisi di vari reperti informatici. Si tratta di chiavette Usb, filmati e videocamere del sistema di sorveglianza, due computer, quattro telefoni e due sim telefoniche. Lunedì alle 10.30 il perito andrà in caserma dai carabinieri a prendere tutto il materiale e inizierà ad analizzarlo. Intanto si attendono ancora i risultati degli esami tossicologici, che potrebbero arrivare in questi giorni e quelli dell’autopsia per i quali i tempi saranno più lunghi.
la premeditazione
Cinzia Fusi è stata uccisa dal suo compagno de datore di lavoro nel garage del negozio Spedibene di Copparo dove entrambi lavoravano. Cervellati l’ha colpita più volte con un mattarello, l’agonia della donne è stata lunga e terribile visto che il suo assassino ha chiamato i soccorsi a quanto pare solo un’ora e mezza dopo l’aggressione e le donna è morta in ospedale.
Sarà l’autopsia a stabilire quando e come Cinzia Fusi è stata uccisa e se si sarebbe potuta salvare. «Abbiamo adesso bisogno di capire anche come Cervellati ha agito - dice l’avvocato della famiglia Fusi, Denis Lovison -. Il lavoro del perito è finalizzato a capire se c’è stata o meno premeditazione e se alla base dell’omicidio ci sono motivazioni economiche o passionali. Nei telefonini, nelle sim così come nelle telecamere del negozio ci potrebbe essere la risposta». Cervellati ha spento le telecamere prima o anche dopo aver colpito la donna? Ha parlato con qualcuno, ha scritto alla vittima messaggi particolari? Tutto è adesso nelle mani del perito. «I raptus per noi non esiste - ribadisce con forza l’avvocato Lovison -. Non ha alcun senso, anche solo pensarlo la farebbe morire due volte. Quell’uomo voleva ucciderla, altrimenti avrebbe chiamato in tempo i soccorsi, avrebbe chiesto aiuto e forse Cinzia quella mattina si sarebbe salvata». —
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