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Tamburi e lacrime per Ale «Qui per celebrare la vita»

Samuele Govoni
Tamburi e lacrime per Ale «Qui per celebrare la vita»

Comunità in lutto e chiesa gremita per l’estremo saluto al 45enne L’amico: «La morte non è niente. Continua a ridere come quando eri fra noi»

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«Questo è un momento di amore, amicizia e fede. Siamo qui per dare l’estremo saluto ad Alessandro, estremo non inteso come ultimo ma come massimo gesto che possiamo fare. Oggi non c’è posto per nient’altro, solo per l’amore e la speranza». Don Giuliano Trevisan, durante l’omelia, ha scelto con cura le parole. Ha parlato a mezza voce, come se fosse in una stanza con pochi intimi ma, in realtà, la chiesa di Portomaggiore era gremita. Banchi pieni, anche le sedie ai lati erano occupate e fuori, nel piazzale, altre persone ad ascoltare. Tutti in silenzio. Gli altoparlanti arrivavano là dove la voce del parroco da sola non sarebbe giunta. «La morte - ha detto - non è una condizione, è un passaggio. La vita non è tolta, è trasformata. Qui celebriamo la vita, anche la sua».

la cerimonia

A decine ieri si sono fermati per partecipare al funerale di Alessandro Ervi, 45enne portuense morto lunedì 16 settembre in un incidente stradale a Ospital Monacale. Era in sella alla sua moto che tornava da Molinella verso Portomaggiore quando, all’improvviso, ha perso il controllo del mezzo ed è finito contro un palo sul ciglio della strada. Giordano Ervi, il padre di Alessandro, conosciuto per essere stato primario di chirurgia a Portomaggiore e Copparo, non c’era in chiesa. Non se l’è sentita. Le parole di don Giuliano Trevisan, però, sono andate anche a lui. «Giordano - ha affermato - con quanti genitori e familiari ha pianto. Quante persone ha salvato e quante vite, invece, ha visto trasformarsi. Come dice Giobbe, la vita dell’uomo non finisce con la morte, l’uomo è più grande della Terra».

la sua voce

Nelle prime fila, vicino all’altare, i familiari e i parenti più stretti. L’ex moglie Sabrina, i due figli, i fratelli, la madre. Proprio Sabrina, insieme a Alberto (fratello di Alessandro e Giovanni), ha raggiunto il microfono per far ascoltare ai presenti la voce di Alessandro. Un file audio condiviso con tutte le persone che ascoltando le sue parole che parlavano di comunione, condivisione, cammino interiore e consapevolezza, hanno sorriso, si sono commosse e alla fine applaudito.

Poi un amico facendosi forza ha preso la parola: «Io sono sempre io e tu sei sempre tu, la morte non è niente. Continua a ridere come quando eravamo insieme, non sono lontano da te. Sono dall’altra parte, dietro l’angolo». Ancora applausi. L’uscita della bara dalla chiesa è stata accompagnata dal suono dei tamburi. A suonarlo, davanti alla chiesa, anche la compagna Tamara. Le parole si sono interrotte lasciando spazio a suoni e vibrazioni. Ogni colpo sulla pelle era come una scossa, una carezza, e poi quel grido: «Ale!», quasi un’invocazione. —



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