Via al maxi processo contro le pompe funebri con filiale anche a Ferrara
Il racket
Avevano il monopolio dei servizi funebri nel Bolognese, tanto che nove agenzie di onoranze funebri di Bologna - tra questa anche la Rip che aveva una sede a Ferrara in via Respighi - per accaparrarsi i servizi delle persone decedute negli ospedali corrompevano infermieri dei nosocomi del S.Orsola e del Maggiore a Bologna. Per 19 imputati, i giudici bolognesi hanno già accolto i patteggiamenti con pene che vanno da un anno e quattro mesi a quattro anni, mentre per altri 50 imputati (tra questi anche un ferrarese, Marco Garuti di Poggio Renatico) è fissata per il 29 novembre davanti al gup Grazia Nart l'udienza preliminare. L’inchiesta è quella denominata “Mondo sepolto” con cui Carabinieri e Procura hanno portato alla luce una sorta di racket delle pompe funebri, con due cartelli di imprese che “controllavano” le camere mortuarie degli ospedali bolognesi. I 50 imputati sono 41 persone fisiche e nove società, chiamate in causa nella responsabilità penale e civile. Come dicevamo, nei mesi scorsi 19 imputati avevano chiuso la vicenda patteggiando, soprattutto Giancarlo Armaroli (4 anni), titolare della Rip service che aveva la filiale a Ferrara e Massimo Benetti del Consorzio Cif (3 anni e 6 mesi), considerati dall'accusa i vertici delle due organizzazioni che facevano cartello. I reati contestati, a vario titolo tra le decine di imputati, vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione, dichiarazione fraudolenta, false comunicazioni sociali, riciclaggio e rivelazione di segreti d'ufficio.
Gli infermieri degli ospedali coinvolti avevano il compito di “agganciare” i parenti dei defunti, vendendo i nomi a 2/350 euro per ogni “lavoro” fatto acquisire alle pompe funebri. Tra loro uno su tutti, Daniele Bultrini, intercettato diceva: «Io sono un killer», alludendo alla sua capacità di persuasione sui parenti. E spregiudicato, ammoniva: «Se dopo anni in camera mortuaria uno ha ancora mutui da pagare, significa che non ha capito come funziona». Ora lo sappiamo. —
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