È boom di denunce per il Codice rosso «Sei casi al giorno, ma non tutto è urgente»
Luci e ombre della nuova legge contro violenze e aggressioni sulle donne: parla il procuratore Garau
il punto
Il record giornaliero negli uffici della procura è di sei denunce, quello del turno settimanale di un magistrato tocca i 22 casi legati al Codice Rosso, nuova legge entrata in vigore dal 9 agosto scorso che obbliga a trattare i casi con urgenza, ascoltando le vittime di reati legati a maltrattamenti, stalking o violenze di genere, entro tre giorni. Ad appena 50 giorni dall’introduzione della legge, anche a Ferrara come in tutta Italia si registra una esplosione di casi, che porta a vedere luci e ombre del Codice Rosso.
Tutto urgente ma
«Anche nei nostri uffici, dal 9 agosto in poi c’è stato un forte aumento - spiega il procuratore capo Andrea Garau -. Lo confermano i numeri dei casi che i colleghi hanno registrato: il tipo di reati previsto dal codice rosso viene considerato urgente per legge, quando non tutto lo è in realtà. La legge chiede di interpretare i fatti da trattare con urgenza, ma occorre differenziare, valutare e dobbiamo farlo nel minor tempo possibile. Noi, nell’ufficio della procura avevamo già un protocollo in materia ben prima del codice rosso, anche un po’ diverso: ma sentivamo subito la parte offesa, contattandola, e iscrivendo immediatamente il fascicolo senza attendere tempi ordinari».
Anche psicosi
E cosa è cambiato? «Ora diventa obbligatorio tutto, interrogare entro 3 giorni le vittime, bisogna sempre fare atti anche quando non vi sono urgenze, a fronte del fatto che potrebbe anche esservi una psicosi. Ovvio che, a fronte di questa esplosione non vi è nessuna sottovalutazione, e che risorse e rinforzi sono necessari non solo in procura». Il caso del record di un suo pm, sei casi al giorno, fa riflettere: imporrebbe una graduazione di questi, dare priorità, stabilire urgenze nell’urgenza. «Questo è ciò che facciamo, con l’aiuto della polizia giudiziaria (polizia, carabinieri, e altri ndr) cui la stessa legge impone loro corsi, specializzazioni per essere più tecnici, vicini alla materia. Posso dire che la nostra polizia giudiziaria aveva già esperienza su questi reati: gli ispettori all’interno della procura che lavorano con i colleghi del gruppo “fasce deboli” (il pool del codice rosso, ndr) sono esperti su questi reati da tempo». Anche fuori, da tempo, la Polizia ha uffici appositi (Minori e famiglia, ndr), i Carabinieri ispettori esperti e strutture ad hoc (un pool e stanze rosa), che raccolgono denunce: voi le elaborate poi l’ufficio del giudice poi deve vagliare le richieste.
«L’attività di denuncia che noi vagliamo viene trasferita a quella dei giudici, certo: tutto questo porta ad intasare l’ufficio che valuta le nostre richieste. A fronte anche ad una sorta di psicosi, per cui allora tutto diventa urgente, tutto diventa pericoloso e questo comporta che le nostre richieste di misura (arresti, divieti, ndr) sono molto aumentate. Ed è possibile pensare che dopo la prima fase di attualità, ci possa anche essere un calo».
Ma le denunce, - segnalano diversi capi di procura in tutta Italia - spesso vengono ritirate, ritrattate, erano quelle urgenti: c’è un caso da Codice rosso trattato dalla sua procura in questi giorni per cui un uomo è stato arrestato per maltrattamenti, è ora in carcere, ma la compagna vorrebbe ritirare la denuncia e riaverlo a casa. «Si pensi che sono frequentissime queste vicende: persone offese, vittime che cambiano atteggiamento, spesso nei processi quando vengono negati maltrattamenti, violenze e altro».
Casi difficili
Tutti casi difficili, e allora occorre trovare strategie efficaci per affrontare luci e ombre del codice rosso: «C’è una legge da applicare, stiamo cercando di farlo. La legge va rispettata e la condivido pienamente, occorre una valutazione immediata sull’episodio che però si basa non solo sugli atti che arrivano ma dall’esame della persona da fare entro tre giorni, questo ci mette in difficoltà».
Vi ha messi in difficoltà anche l’ultimo caso, di Atika Gahrib, la donna morta uccisa e bruciata dall’ex compagno. «Ciò che è successo è terrificante, ma voglio dire che nei giorni in cui abbiamo istruito la vicenda avevano riascoltato la signora: non posso accettare il brutto sillogismo che siccome aveva fatto denuncia nei confronti dell’ex compagno e siccome è morta, la procura ha ritardato. Noi abbiamo fatto tutto, tutto il possibile. Non solo dobbiamo, ma vogliamo dare risposte: si abbia fiducia in noi e nelle forze dell’ordine». —
Daniele Predieri
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