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Scontro sull’hospice Il nuovo vertice Ado: ora lo riconvertiamo Furiani: io cacciata

Gi. Ca.

Polemiche dopo l’uscita della fondatrice Anche pazienti neurologici nella struttura 

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IL CASO

Uno scontro insanabile ha allontanato Daniela Furiani dal progetto che ha “allevato” per tanti anni: l’hospice “Casa del Sollievo”, di via Chailly. E come spesso succede in questi casi ognuna delle parti in causa fornisce una versione diversa. Quella di Daniela Furiani, ex presidente della Fondazione Ado, è drastica e per certi aspetti drammatica: «Di fatto mi hanno cacciata».

Ma il nuovo vertice ribadisce che le motivazioni della spaccatura irrimediabile sono altre: i conti del futuro hospice, inaugurato ma non operativo, che non consentono di realizzare per ora un teatro o una sala polivalente (cari invece a Daniela Furiani), l’esigenza di aprire al più presto la struttura e accogliere i pazienti, la necessità di riconvertire il progetto originario, l’urgenza di acquisire autorizzazioni e convenzioni, la volontà di tutelare la sostenibilità futura dell’investimento.

Furiani contesta lo scenario che la vedrebbe uscita a causa dei dissidi sul teatro e fa capire di aver subìto un colpo basso: «Avevo presentato le mie dimissioni formali, ma c’era un accordo: sarebbero scattate solo al momento di aprire la “Casa del Sollievo”, volevo arrivare a completarla. Invece le hanno accettate come se le avessi rese subito effettive. Ai nuovi amministratori dico che non accetterò mai incarichi onorari».

I progetti di una vita

Furiani è stata la promotrice e l’anima anche della “Casa della Solidarietà” di via Veneziani (12 pazienti terminali di tumore) e dell’hospice di Codigoro. «Sono stati i progetti cardine della mia vita – dice – La “Casa del Sollievo” ha un costo di 9 milioni di euro: 4 sono fondi nostri, 5 sono stati acquisiti con un mutuo di cui stiamo pagando le rate». Furiani aggiunge che nel tempo si sono acuiti i dissidi con una parte del cda, «in particolare con il vicepresidente, Claudio Ramazzina».

Ma la neo-presidente Gisella Rossi, subentrata alla Furiani, controbatte: «Le dimissioni che aveva dato erano irrevocabili e comunque in passato le aveva presentate altre volte. Questa volta le abbiamo accettate». Il posto di presidente onorario era garantito, «Daniela è una persona che ha fatto tanto per i malati a Ferrara e ci terremmo ad averla con noi». Purtroppo, aggiunge, «i revisori dei conti ci hanno detto di fare attenzione alle spese, che per ora non ci sono le risorse per il teatro o la polivalente (per Furiani possono rappresentare una fonte di introiti per la Fondazione, ndr). Ho appena saputo inoltre che a Ferrara non c’è spazio per una struttura dedicata solo ai malati neurologici, ora bisogna riconvertire la destinazione e farlo in fretta. I malati, i dipendenti e i volontari attendono risposte. L’ipotesi è di ripartire i 22 posti letto per i malati gravi neurologici e per i terminali adibendo la “Casa della Solidarietà” a casa per anziani».

Sullo sfondo resta un lavoro che richiederà molti mesi per avere le autorizzazioni e convenzioni necessarie per aprire l’hospice. —

Gi. Ca.

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