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Non sa che i suoi tre amici sono morti Ancora a Cona il ragazzo che guidava

Annarita Bova Daniele Predieri
Non sa che i suoi tre amici sono morti Ancora a Cona il ragazzo che guidava

Enrico Felloni rischia per omicidio stradale pene oltre i 10 anni. Via alle indagini, primi esami medico legali e tecnici sull’auto

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Non sa ancora la verità, Enrico Felloni, sulla sorte dei tre amici che viaggiavano con lui alle prime ore di sabato scorso: il 24enne ferrarese che era alla guida della sua auto dopo l’uscita da un locale, unico sopravvissuto al terribile schianto a Vigarano Mainarda, è ancora ricoverato al Sant’Anna di Cona, nel reparto di Medicina d’urgenza. Fisicamente sta bene, per lui i giorni di prognosi sono solo sette, come valutato dai sanitari. Ma i medici, così come i genitori, temono la sua reazione davanti ad un fatto così grande e devastante: il ragazzo ricorda poco dell’incidente, i soccorritori lo hanno trovato sotto choc davanti all’immagine dell’auto devastante e all’interno i suoi amici senza vita, ma è convinto che siano ancora vivi. Qualcosa gli è stato detto, poi i medici e gli psicologi hanno deciso di fermarsi: per questo il ragazzo è leggermente sedato e resterà in ospedale ancora per qualche giorno, sotto controllo.

la verità

Miriam Berselli, 21 anni di Ferrara; Giulio Nali, 28 anni di Santa Maria Maddalena e Manuel Signorini, 23 anni di Salara (Rovigo) non ci sono più. Enrico Felloni, loro grande amico, dovrà adesso essere messo davanti alla tremenda verità: lui ha perso il controllo dell’auto, loro sono morti e il tasso alcolemico nel suo sangue è risultato oltre il limite. Era positivo ai test eseguiti dai carabinieri e confermati dai sanitari ed è stato quindi indagato per omicidio stradale plurimo con tutte le conseguenze che ne deriveranno, gravissime. Si tratta di una tragedia nella tragedia, perché penalmente responsabile della morte delle persone tra le più importanti per lui in questa fase della sua vita. «Le analisi parlano chiaro: Enrico aveva bevuto - spiega una persona vicino alla famiglia -, ma non è come è stato descritto, un ubriaco: ha sottovalutato tante cose, troppe. Ora pagherà tutto al prezzo più alto».

Dal punto di vista penale è ancora presto per dare indicazioni su quali saranno le conseguenze. Occorre attendere tutti gli atti dei carabinieri ed eventuali perizie cinematiche per stabilire come e perché sia avvenuto lo schianto, a che velocità andasse l’auto.

Fino a 10 anni

Elementi fondamentali per i processi che verranno: in questo caso il reato di omicidio stradale che - senza essere troppo tecnici - prevede tre diverse varianti: per quella che interessa questo caso, recita la norma, per chi si trovi in stato di ebbrezza alcolica con un tasso tra 0.8 e 1.5 (Enrico aveva 1.3) è prevista una pena da 5 a 10 anni. E non finisce qui: c’è l’aggravante dell’omicidio stradale plurimo, per i decessi dei tre amici: e qui la pena aumenterebbe considerevolmente. L’indagine della procura, pm Ombretta Volta, dovrà valutare tanti aspetti: si parte oggi da autopsie e perizie tecniche, dei processi si vedrà. —

Annarita Bova

Daniele Predieri

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