Plastiche “smontabili” e Parco del Delta «Non perdiamo il treno dei programmi europei»
Bratti (Ispra) ai Comuni: risorse enormi se sappiamo fare sistema Dai laboratori di Lyondellbasell i catalizzatori per il riciclo chimico
L’intervento
L’energia dei ragazzi dei Fridays for future deve trascinare l’intera filiera istituzionale ferrarese verso un traguardo cruciale: salire sui treni europei in partenza verso gli Eldorado dell’economia circolare, biodiversità e cambiamenti climatici. «Ferrara ha in casa le potenzialità per competere ai fondi europei che nei prossimi anni, come ha detto la presidente Von der Leyen, saranno concentrati su questi tre obiettivi» è la sollecitazione di Alessandro Bratti, direttore Ispra. Un po’ preoccupato, l’ex assessore e parlamentare Pd, della mancanza di una regia locale in grado di far dialogare tra loro le eccellenze presenti nel campo delle plastiche sostenibili e della biodiversità del Parco del Delta.
giochi di plastica
Assieme a Plasticseurope, associazione dei produttori presieduta dal ferrarese Massimo Covezzi, l’istituto ambientale nazionale ha appena completato una road map per arrivare agli obiettivi europei al 2030, quando più del 50% della plastica dovrà essere riciclata. «Il riciclo meccanico si può migliorare, ma non più di tanto, e quindi bisognerà lavorare sul riciclo chimico - spiega Bratti - Il filone più promettente è quello dello “smontaggio” delle plastiche in molecole più semplici, che possono poi essere rimesse assieme per produrre materiali riutilizzabili. E Lyondellbasell, in particolare nel centro ricerche Natta, è nella fase avanzata della messa a punto di catalizzatori in grado di effettuare questa operazione. Non si tratta di studi in fase embrionale, esistono già impianti produttivi e noi dobbiamo far fruttare in termini di sviluppo e posti di lavoro il know-how sviluppato nei laboratori».
Potrebbe aiutare, è la visione di Bratti, un rapporto forte con il sistema fieristico, che ha appena celebrato un’altra edizione del salone Remtech «ma resta un corpo estraneo alla città», e con l’università, «finita l’esperienza dei master del professor Dondi il dialogo si è interrotto. Sono tutti pezzi da mettere assieme, ma il ruolo di regista che il Comune ha sempre svolto in questo territorio (vedi la bonifica del polo chimico con risorse private) sembra essere venuto meno».
Promettente è anche la partita delle bioplastiche, che Benvic sta già sviluppando nel polo chimico ferrarese, «gli oggetti monouso potrebbero essere sostituiti da biomateriali, che però non sostituiranno nell’immediato le plastiche speciali e sono biocompostabili, non smaltibili in mare» segnala Bratti.
il parco sparito
C’è poi l’impasse nel quale è finito il Parco interregionale del Delta, pur in presenza di una legge costitutiva. «Non se ne parla più, eppure è proprio Ferrara ad avere più interesse a percorrere questa strada, Modena decisamente meno - incalza il direttore Ispra - Inserire in un quadro sovraregionale un territorio unico per biodiversità, non solo in Italia, avrebbe un valore enorme nei confronti dell’Ue». E invece, è la sua amara conclusione, si assiste «ad una polverizzazione istituzionale che penalizza tutti». —
Stefano Ciervo
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