La Chiesa e il “fine vita” «Subito la nuova legge no ad aiuti alla morte»
«Premesso che la vita deve essere difesa sempre dal suo concepimento fin quando la malattia se ne impossessa e la deforma, è altresì doveroso assistere il paziente con terapia antalgica e cure palliative nel momento della sua conclusione naturale, dovunque e sempre per accompagnarlo al fine vita quando il dolore diventa insopportabile e le cure inutili».
La Chiesa ferrarese prende posizione dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul “fine vita” e lo fa con un forte richiamo alla coscienza e un impegno più deciso per la cura della vita. Lo fa con una nota a conclusione della Giornata diocesana del laicato che ha riunito a Codigoro il vescovo Perego, presbiteri e laici rappresentanti delle 149 parrocchie e delle associazioni cattoliche ferraresi. Tutti insieme chiedono, dopo la sentenza, «che il Parlamento arrivi a legiferare sulla situazione di chi è alla fine della vita, tenendo conto delle reali ed oggettive condizioni di irreversibilità dello stato di salute o di grave sofferenza psico-fisica del paziente, evitando forme di accanimento terapeutico contrarie alla dignità della persona». Una richiesta che diventa un invito ai parlamentari eletti nei collegi ferraresi «a farsi interpreti nelle aule parlamentari del valore della dignità della persona umana, del rispetto e della cura della vita malata e morente». Ricordano anche che «forti di esperienze che sul nostro territorio, nelle case e negli ospedali, nei luoghi parrocchiali e associativi, la vita delle persone non cessa mai di essere un dono e di avere una dignità, che è alla base della stessa Carta Costituzionale». E infine, spiegano che «dai nostri servizi di prossimità e di cura sale un forte richiamo alla coscienza contro ogni forma di aiuto o di abbandono alla morte delle persone, in terra e in mare, e un impegno ancora più deciso e quotidiano - condiviso anche con i non credenti, con i fratelli delle altre chiese e delle altre religioni presenti nel territorio - nel rispetto, nella difesa e nella cura della vita malata e sofferente, a potenziare le risorse per la terapia del dolore e le cure palliative, le uniche in grado di restituire dignità a quelle vite ferite». —
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