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l’assemblea municipale 

Presidenza del Consiglio Lo stipendio resta intatto

L’opposizione voleva ripristinare il taglio del 15%, no della Lega Sì unanime al sostegno agli azzerati Carife e alla Camera di commercio

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Si è parlato molto di soldi, ieri pomeriggio in Consiglio comunale. Quelli dello stipendio del presidente dell’assemblea, Lorenzo Poltronieri, che è stato riportato ai livelli di inizio della scorsa legislatura, prima cioè che l’ex presidente Girolamo Calò decidesse di auto-ridurselo del 15%. I fondi del Bilancio consuntivo 2018, troppo sbilanciato nelle spese su personale e contratti di servizio secondo l’assessore Matteo Fornasini. E infine i soldi degli azzerati Carife, che hanno trovato alleati in tutti i gruppi consiliari per estendere le loro rimostranze sul malfunzionamento del portale dei risarcimento Consap e sull’etichetta «acconto» da attaccare sul rimborso al 30% del valore delle azioni perdute (domani e giovedì due incontri cruciali con Bper e la stessa. Sì unanime del consiglio anche alla richiesta al governo di salvare l’autonomia della Camera di commercio, soprassedendo alla prevista fusione con Ravenna.

Il dibattito più vivace si è registrato sull’indennità del presidente del Consiglio. Confermati i gettoni a quota 82,56 euro per una seduta consiliare e 43,86 per le commissioni, nonostante il tentativo di Tommaso Mantovani (M5s) di codificare «la rinuncia di metà del gettone per scopi sociali», è partito l’affondo del centrosinistra sui 3.217,24 euro di Poltronieri. Il precedente presidente si era decurtato lo stipendio, e con questi risparmi uniti a quelli analoghi della giunta era stato istituito un fondo in favore delle piccole imprese, hanno ricordato con vari accenti Aldo Modonesi e Simone Merli (Pd), Dario Maresca (Gam) e Roberta Fusari (Ac), chiedendo di poter votare sullo stipendio presidenziale separatamente dai gettoni consiliari. Niente da fare, ha ribattuto il capogruppo leghista, Benito Zocca, che ha rispolverato il suo background di sindacalista per ribadire che «non si entra a gamba tesa nella determinazione di una spettanza». Così è stata approvata l’intera delibera dell’assessore Travagli, senza i dem, tre voti contrari e l’astensione a sorpresa del leghista Giovanni Cavicchi, «non ho mai detto di voler aumentare i gettoni, ma se è tutto determinato da una legge nazionale (la finanziaria 2006, ndr) cosa votiamo a fare noi?».

Fornasini ha poi denunciato la rigidita del bilancio, con 43 milioni per il personale, in aumento anche nel 2019, e 16 per i contratti di servizio. —

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