Alloggio “retrocesso” per evitare lo sfratto Salvo un ottantenne
BONDENO. Rischiava di incorrere nella decadenza del proprio alloggio, ma il Comune ha utilizzato una procedura che è presente nella disciplina specifica, servita per evitare una decadenza ritenuta “non sostenibile”. Il tutto è accaduto nei giorni scorsi, allorché si è intervenuti per evitare che un cittadino ultraottantenne fosse costretto ad abbandonare la propria casa popolare, per il superamento dei limiti reddituali ed Isee.
parametri
La procedura che prevedeva la decadenza dal suo alloggio era partita come la regolarità di un orologio svizzero, in conformità a quanto prevedono le norme regionali: ovvero, la delibera 739 del 2017, la quale prevede che per rimanere negli alloggi a canone agevolato Erp sia necessario avere un Isee minore o uguale a 24.016 ed un patrimonio mobiliare (riparametrato secondo la scala di equivalenza applicata all’Isee) minore o uguale a 49mila euro. Fatto sta che i controlli avevano evidenziato lo sforamento di alcuni parametri necessari e attivato la procedura di decadenza del diritto abitativo dell’alloggio. Qui è entrata in causa la normativa, la quale prevede (all’articolo 20) che «il Comune – recita il testo – per evitare pronunce di decadenza ritenute non sostenibili può “sottrarre” l’alloggio dal patrimonio Erp, destinando gli alloggi stessi ad un diverso utilizzo. In tali casi, al nucleo familiare verrà applicato il canone di riferimento a seconda della classificazione che verrà data all’alloggio sottratto dall’Erp».
In pratica, per evitare il trasferimento del cittadino anziano, il suo alloggio è stato temporaneamente classificato (o retrocesso, secondo i termini tecnici) come parte del patrimonio di edilizia residenziale sociale, facendo riferimento alle condizioni di particolare fragilità del suo unico residente. Una misura che potrebbe rappresentare un punto di svolta sul territorio, nei casi in cui soggetti in estrema situazione di fragilità dovessero incorrere in casi simili. —
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