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Ferrara

il processo 

«Bambine molestate al mare» La procura chiede la condanna

Daniele Predieri

Uomo accusato per le attenzioni sulle piccole di 5 e 10 anni che giocavano con lui La difesa: nessuna prova, le testimonianze non attendibili perché influenzate 

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LIDI. Le bambine giocavano sulla battigia, avevano confidenza con quel signore che cercava vongole. E lo facevano davanti a tutti e alle stesse famiglie delle piccole e in pieno giorno. Giocando e scherzando lo avvicinavano e lui ricambiava: però, secondo il loro racconto raccolto dagli inquirenti, durante questi giochi che sembravano innocenti l’uomo avrebbe allungato le mani su di loro.

Attenzioni di chiara matrice sessuale per la procura che ha portato a processo per molestie sessuali l’uomo, un ferrarese di 67 anni, per cui il pm Stefano Longhi ha chiesto una condanna a cinque anni e quattro mesi.

LA DIFESA

Ieri al processo in corso davanti al giudice Carlo Negri, è stata la volta della difesa, attaccare la richiesta di condanna: l’avvocato Rita Cirignano ha indicato che il racconto delle due bambine, che all’epoca dei fatti dei fatti avevano rispettivamente 5 e 10 anni d’età, non è del tutto credibile. Per la difesa le loro deposizioni raccolte dai periti con la “validation” non sono altrettanto attendibili dal punto di vista di prova, come sostengono i consulenti di difesa per cui le bambine potrebbero essere state influenzate e dunque non in grado di testimoniare.

IN PIENO GIORNO

Tanto più, sottolinea la difesa, che tutto sarebbe accaduto in pieno giorno, in piena vista di chiunque si fosse trovato sulla spiaggia del Lido, famiglie comprese.

Il fatto accade ai Lidi, nel luglio 2017. Due famiglie di turisti frequentano la spiaggia e le due rispettive figlie piccole, 5 e 10 anni, giocano sul bagnasciuga frequentato da questo signore che raccoglie vongole. Le piccole hanno confidenza e ma accade che lui – secondo l’accusa – le avrebbe toccate nelle parti intime, sott’acqua.

IL RACCONTO e le botte

Una delle bambine racconta il fatto ad una zia, che poi ne parla con la madre e quindi il padre. Che per cercare spiegazioni va a trovare appunto l’uomo, l’attuale imputato. Ed è allora che il padre perde il controllo e picchia l’uomo accusandolo di essere un pedofilo: arrivano i carabinieri chiamati dallo stesso signore aggredito che denuncia per le botte subite il padre della bambina. Ed è allora che l’intera vicenda viene alla luce.

I carabinieri prendono a verbale tutte le persone coinvolte, iniziano le indagini e quindi le prove tecniche della “validation”, che indica, per l’accusa, la assoluta credibilità delle bambine su quei gesti subiti.

RITO ABBREVIATO

Da qui il processo e la decisione della difesa di seguire il rito abbreviato, solo sulla base delle carte raccolte che secondo il legale dell’imputato – come ha ribadito ieri in una arringa fiume durata quasi due ore – non hanno nessun valore di prova, e dunque le bambine non sarebbero credibili, perché suggestionate, influenzate dallo stesso perito che ha raccolto le dichiarazioni accusatorie.

Ieri dopo la arringa del difensore, l’udienza che aveva visto le conclusioni anche della parte civile, avvocati Giampaolo Remondi e Pasquale Longobucco mentre in aula per la procura era presente il pm Alberto Savino, è stata aggiornata al 3 dicembre per la sentenza che verrà decisa dal giudice Negri. –

Daniele Predieri

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