Caso Panigalli, il mancato omicida scrive «Ho capito gli errori, Lucia non ti farò male»
Lettera di Mauro Fabbri all’ex compagna e ai giornali. Lei: aspetto comportamenti conseguenti. I suoi legali: pentimento strumentale
la storia
Mauro Fabbri adesso chiede perdono, dice di non volerle fare più male, la invita a stare tranquilla e vivere in serenità. Lucia Panigalli, però, tranquilla non è per nulla e tiene a distanza, nella sua vita sotto scorta, anche con le parole il suo ex compagno che tentò di ucciderla personalmente una volta e assoldando un killer una seconda, ed a oggi è in libertà vigilata. L’ultimo, fresco tassello di questa vicenda è la lettera inviata da Fabbri prima a Lucia, poi ai giornali, per dire di aver capito i suoi errori, di non essere più un pericolo.
chiedo perdono
Si tratta di un foglio protocollo a righe riempito per tre quarti da una calligrafia corsiva di chiara lettura, con diversi a capo e la firma in calce di Fabbri. Si apre, la lettera, con la data di lunedì 30 ottobre, da Bondeno (Fabbri è tornato a casa sua). Senza formule di rito né riferimenti diretti a Lucia, che non viene mai nominata, va direttamente al primo punto: «Dire ora che mi dispiace e chiedere perdono sembrerà riduttivo, fuori luogo e fuori tempo. Ma è davvero così». Lo scritto prosegue con il riconoscimento degli sbagli commessi, delle sofferenza inferta «a te e alle persone che ti stanno attorno», avendo «calpestato la tua dignità».
Poi c’è un passaggio importante anche dal punto di vista giudiziario, poiché l’iter per Fabbri non è ancora completato. «Ho scontato una lunga pena, ho nuovamente sbagliato. Ma ora ho capito gli errori». La prima parte della frase è riferita all’aggressione a coltellate e calci in testa la notte del 16 marzo 2010, per la quale Fabbri è stato condannato dopo cinque processi a 8 anni e 4 mesi per tentato omicidio. Nella seconda parte traspare il riconoscimento di colpa per il bis ideato in carcere, durante la detenzione per il tentato omicidio: la lunga trattativa con il compagno di cella per commissionare l’omicidio di Lucia, in cambio di 25mila euro, una Renault Koleos e un trattore, vicenda per la quale Fabbri è stato assolto in quanto l’intenzione non si concretizzò mai a seguito della denuncia del presunto killer.
tranquillizzare
Nella seconda parte della lettera Fabbri parla del suo comportamento futuro. «Vorrei tranquillizzarti sul tuo futuro; se ti è possibile - così scrive - dimentica l’accaduto, non penso in alcun modo di farti del male, vivi la tua vita in serenità. Non ti cercherò in alcun modo e in nessun caso. Con sincero dispiacere spero tu possa ritrovare la voglia di vivere».
diffidenza
Poche ore dopo aver ricevuto la lettera, Lucia Panigalli ha iniziato ad essere cercata da avvocati e giornalisti. «È la prima volta che Fabbri si rivolge direttamente a me, avrei preferito una lettera privata e mi meraviglio che invece sia stata data anche ai giornali» è il suo commento di getto. «Prendo atto di aver ricevuto questa lettera e la metto da parte - è il seguito - Mi aspetto da lui comportamenti conseguenti. Ricordo però che non è la prima volta che Fabbri dichiara di non volermi più fare del male». Il riferimento è al “pentimento” esternato in aula ai tempi del procedimento per tentato omicidio, che gli avvocati di Panigalli hanno poi circostanziato.
replica
Giacomo Forlani ed Eugenio Gallerani hanno firmato una nota per esprimere il sospetto che «più che vero pentimento» la lettera possa «essere strumentale rispetto alla posizione attuale del Fabbri», cioè tattica processuale. «Vogliamo solo sottolineare come il Fabbri nel corso di tutto il procedimento penale che lo ha visto prosciolto ai sensi dell’art. 115, 3º comma c.p. (istigazione al delitto non accolta), non ha mai detto una sola parola di rimorso, dispiacere o pentimento - scrivono - Lo stesso Fabbri nel corso del primo procedimento (fatto del marzo 2010), aveva invece subito espresso al giudice una sorta di pentimento per il tentato omicidio per cui è intervenuta la condanna definitiva. Ciò però non corrispondeva evidentemente al suo reale sentimento, tanto è vero che nel 2015, in carcere, pianificava l’omicidio di Lucia Panigalli, così smentendo clamorosamente ciò che aveva dichiarato al giudice che lo interrogava. “G. Ha altro da dirmi? F: Oltre a dire che sono veramente dispiaciuto, rammaricato, se potessi tornare indietro G: non lo farebbe più? F: No, no, perché fino a quel momento l’avevo sempre trattata con le rose».
Tranciante la conclusione: «Non vorremmo proprio che queste nuove dichiarazioni avessero nella testa del Fabbri lo stesso effetto». —
Stefano Ciervo
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