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«Così nacque il campo nel 1988 Ma non fu per falso buonismo»

Gio. Cor.
«Così nacque il campo nel 1988 Ma non fu per falso buonismo»

Pradarelli, allora presidente della circoscrizione di Pontelagoscuro: venne imposto per rispettare la legge e la scelta cadde su quell’area 

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La genesi

Il campo nomadi di via delle Bonifiche non nacque per «falso buonismo», piuttosto «per risolvere un problema», per adeguarsi ad una legge che ne stabiliva la nascita e per superare proprio un fenomeno di nomadismo che, alla fine degli anni Ottanta, interessava l’area di Pontelagoscuro vicina al Po.

A raccontare di quegli anni è Marcello Pradarelli, che proprio nel 1988 era il presidente della circoscrizione di Pontelagoscuro: «All’epoca c’era una legge che stabiliva che le città sopra i 50mila abitanti dovessero dotarsi di un campo nomadi. Il sindaco del tempo, Soffritti, aveva chiesto ad alcune circoscrizioni disponibilità ma c’erano state opposizioni. Poi chiese anche a noi, visto che era stata individuata l’area di via delle Bonifiche dove poi è stato collocato il campo» . Nessuno «fece salti di gioia di fronte a quella proposta – continua Pradarelli – ma a Pontelagoscuro allora c’era una questione aperta. A Ponte Vecchio, per la precisione, periodicamente arrivavano carovane di nomadi, 30, 40 che si dislocavano lungo l’argine del Po e queste presenze duravano anche parecchie settimane».

Così quando gli abitanti di Ponte Vecchio seppero dei programmi del Comune si opposero, «furono i più sensibili al tema – dice Pradarelli – nonostante l’area in via delle Bonifiche sia più vicina al Barco che a Ponte», ma erano anche consci di certe realtà e, alla fine, si “piegarono” alla volontà di Soffritti solo dopo una serie di assemblee grazie alle quali ottennero garanzie. Prima di tutto «si ottenne la garanzia che queste carovane non sarebbero più arrivate a Ponte Vecchio – spiega l’ex presidente di circoscrizione – perché essendoci il campo si sarebbe vietato il nomadismo. In più chiedemmo a Soffritti di sistemare uno spiazzo incolto che era là a Ponte Vecchio, l’area di fronte a quello che oggi è il Teatro Cortazar, piazza Monsignor Giovanni Cavallini». Così quindi nacque tutto, così fu affrontata la cosa: zci fu questo scambio, si risolse un problema, quello di dover aprire un campo nomadi, e si diede anche rassicurazione ai cittadini per quanto riguardava la loro sicurezza», chiude Pradarelli. —

Gio. Cor.

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