Chiarezza sugli obblighi vaccinali
L'editoriale di Luca Traini, direttore della Nuova Ferrara
Ben venga la scelta delle famiglie No vax di Codigoro di denunciare Comune e Asl per l’esclusione di due bambini dal nido. Finalmente un magistrato sarà chiamato a pronunciarsi sulla corretta applicazione di regole che paiono chiare e intransigenti, come stigmatizzano gli stessi irriducibili quando è il momento delle battaglie di principio contro la discriminazione dei figli, ma che alla prova delle iscrizioni si rivelano tutt’altro che granitiche, interpretabili in un verso o nell’opposto, a discrezione di sindaci e direttori didattici. Accade che nello stesso paese la scuola comunale chiuda le porte e quella statale le apra, e può accadere il contrario.
I genitori che non riconoscono vantaggi e necessità dell’immunizzazione sostengono che basti chiedere un incontro informativo per evitare l’ostacolo, mandare i figli a scuola e rimandare all’infinito l’appuntamento in ambulatorio – e chi se ne frega se in classe c’è un bimbo immunodepresso. Questionano su una fattispecie che la norma tutela, la condizione di chi ha intrapreso il percorso vaccinale e ha bisogno di tempo per di concluderlo. E trovano alcune amministrazioni disponibili ad assecondarli, come il Comune di Ferrara, in continuità tra vecchio e nuovo corso, nonostante l’Asl abbia indicato che la salvaguardia può valere solo per chi ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino. Non basta una generica prenotazione (che a Ferrara neppure serve, ci si presenta direttamente in ambulatorio), occorre l’iniezione: scritto nero su bianco e recapitato a tutte le direzioni didattiche e a i sindaci del territorio che gestiscono scuole per l’infanzia. È necessario fare chiarezza. Ben venga la magistratura, ma sta alla politica rielaborare la linea e tradurla in atti. In Commissione, al Senato, c’è la proposta per l’obbligo vaccinale “flessibile”, relitto dell’alleanza gialloverde: sarà il primo banco di prova per il nuovo governo.
Buona domenica.
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