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Chirurgia, crescono privati e mobilità: seimila pazienti vanno fuori provincia

Gi. Ca.
Chirurgia, crescono privati e mobilità: seimila pazienti vanno fuori provincia

Sono i cittadini che si rivolgono altrove per interventi programmati. Sale la quota di attività delegata alle case di cura  

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FERRARA. Ogni anno nelle strutture sanitarie della provincia (ospedali, case di cura) vengono eseguiti circa 23mila interventi chirurgici in urgenza e programmati a favore di residenti e non residenti. Rispetto alla richiesta che si riversa sul sistema ferrarese la carenza è di circa 4mila interventi/anno, per «difetto di produzione programmata», scrive l’Asl. In uscita, per i pazienti che si rivolgono a strutture fuori provincia e fuori regione, si contano 6mila interventi.

Gli ultimi dati disponibili, raccolti dall’Asl nell’atto aziendale di adozione del piano regionale di governo delle liste d’attesa, approvato nei giorni scorsi, indicano con precisione anche le attività di sala operatoria per le quali l’offerta provinciale risulta «carente» (dato 2017): protesi d’anca, coronarografie, colecistectomie laparoscopiche, tonsillectomie, interventi per cancro alla mammella, cancro alla prostata. Ai quali sono da aggiungere altri interventi «non oggetto di monitoraggio», cioè esclusi dall’insieme delle prestazioni sottoposte a controllo statistico regolare.

Il quadro locale. La “fotografia” si innesta su un trend che inquadra una diminuzione del volume di attività da parte dell’Asl che, per tutti i pazienti operati sul territorio, residenti e non, registra un calo dai 7.869 interventi del 2014 (33.3% del totale) ai 6.395 del 2017 e ai 6.047 del 2018 (26%). Leggero l’aumento di produzione per l’azienda ospedaliera Sant’Anna (dai 14.833 interventi del 2014, pari al 62.8%, ai 14.847 del 2018, pari al 63.9%). Spicca l’incremento della quota delegata al cosiddetto privato provinciale, cioè alle case di cura: 915 accessi in sala operatoria nel 2014 (3.9% del totale) contro i 2.331 accessi del 2018 (10%).

La quota-lavoro dell’attività chirurgica presa in carico dalle strutture private, ma svolta a favore di pazienti non residenti, sale addirittura al 29.5% nel 2018 (1.425 interventi; erano 375 nel 2014 con un peso percentuale del 9.6% sul totale) ed è superiore al “pacchetto” Asl (927 interventi nel 2018, pari al 19.2% del totale) fino a coprire oltre la metà del volume trattato dal Sant’Anna (2.480 interventi nel 2018, pari al 51.3%).

Se il dato viene frazionato tra interventi programmati ed eseguiti in urgenza, la fetta di attività del privato provinciale per il programmato arriva a toccare il 31% nel 2018(683 interventi) contro il 6% del 2014; il Sant’Anna si ferma al 53% (1.170) e l’Asl scende ancora, al 17% (371). In provincia la domanda di chirurgia programmata, cioè l’attività svolta con lista d’attesa, proveniente da pazienti residenti è pari a un po’ meno del 50% del totale (10.141 interventi rispetto ai 22.589 totali nel 2018). «Per l’urgenza - precisa l’Asl - la popolazione residente fa riferimento alle strutture locali mentre per gli interventi programmati oltre il 40% dei residenti sceglie un ospedale fuori provincia, con un trend in crescita».

Chi esce dal territorio. Nel quadro della domanda di chirurgia dei residenti, per il cancro alla mammella nel 2017 e il 2018 i dati descrivono una diminuzione della mobilità passiva, scesa al 16% dal 30% del passato; per il cancro alla prostata la mobilità passiva è cresciuta dal 47 al 58% fra il 2014 e il 2017. In generale chi preferisce curarsi fuori provincia assorbe il 30% della domanda di chirurgia programmata e urgente per residenti, un valore che sale al 44% nel 2017 per la sola attività programmata. Salgono in particolare la mobilità passiva per il cancro alla prostata, per il cancro al collo dell’utero, per la protesi dell’anca, che soddisfa la domanda locale per il 50% (il 60% della mobilità è extraregionale), per la tonsillectomia. In forte crescita la mobilità passiva extraregionale per chirurgia programmata, dal 45% al 53%. —

Gioele Caccia

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