La Regione boccia i bonus Rsa legati al reddito
Asl e Comitati di distretto stanno elaborando la versione futura del sostegno che sarà erogato solo per motivi sanitari
Il contributo per l’azzeramento del costo di assistenza di un paziente non autosufficiente da parte di una Casa Residenza (Cra) o di una Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) potrebbe essere ripristinato.
Asl e Comitati di distretto (dove sono rappresentati aziende sanitarie e Comuni) stanno elaborando una proposta che potrebbe trovare applicazione entro fine anno o inizio 2020. Le elezioni amministrative, con la successiva modifica della composizione dei Comitati, hanno rallentato l’attività degli organi decisionali ma c’è uno spiraglio per la reintroduzione del contributo che però cambierà consistenza (coinvolgerà un’utenza meno vasta) e anche destinatari. Nella versione futura, infatti, non sono previste erogazioni agganciate al livello di disagio economico del paziente non autosufficiente (Isee) e l’intervento sarà legato alla sua esigenza di prestazioni sanitarie (riabilitative, etc.) .
Come funziona
La Regione ha respinto l’ipotesi di adottare l’Isee come criterio di selezione dei pazienti per questa ulteriore forma di sostegno elargita dal Fondo per la non autosufficienza. Come è noto i costi di ricovero in strutture private convenzionate possono toccare i 2.500-3.000 euro al mese e sono insostenibili per moltissime famiglie. Uno sconto del 50% circa sulla retta giornaliera viene riconosciuto o negato da una apposita Commissione di valutazione multidimensionale che verifica i requisiti del paziente per l’accesso al servizio. Nulla viene addebitato invece a chi viene ricoverato in un centro pubblico post-acuzie come una lungodegenza o un ospedale di comunità, ma questi posti letto in provincia sono limitati.
Per chi si rivolge (o è costretto a rivolgersi) al privato accreditato c’è la possibilità del taglio del 50% dell’importo della retta giornaliera al quale potrebbe aggiungersi, in futuro, il contributo integrativo che annulla la restante quota a pagamento. «Stiamo definendo criteri e modalità – assicura Franco Romagnoni, responsabile del Servizio Assistenza Anziani – l’intenzione è di rendere il contributo stabile e di farlo rientrare, per chi avrà i requisiti, all’interno delle competenze ordinarie del Fondo. Alla fine del 2018 l’esaurimento di risorse disponibili, che risultavano inutilizzate ed erano state impiegate per aiutare pazienti e famiglie, aveva comportato la sospensione di questa prestazione. Per il Distretto Ovet (alto ferrarese) lo stop è arrivato a luglio di quest’anno. L’obiettivo ora è rendere l’assistenza equa e omogenea tra i vari distretti». –
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
