Sempre meno donne scelgono l’aborto In quattordici anni sono dimezzati i casi
Il Report della Regione sulle interruzioni volontarie di gravidanza L’assessore Venturi: «Le nostre strutture hanno ruoli fondamentali»
il punto
In quattordici anni, dal 2004 al 2018, nella nostra regione gli aborti volontari sono calati del 41% e del 4% tra il 2017 e 2018. Un trend che si registra anche a Ferrara, visto che le interruzioni volontarie di gravidanze erano 546 nel 2016, 525 nel 2017 e 427 nel 2018.
Specchio dei servizi
Numeri positivi che sono lo specchio di servizi sanitari regionali che funzionano come conferma l’assessore alla sanità Sergio Venturi: «Da tempo siamo impegnati in quest'ambito così delicato con una rete di professionisti e strutture che svolgono un ruolo fondamentale per informare, assistere, aiutare i giovani e le donne». E un altro dato parla più di tutti: l'anno scorso si è registrato il numero più basso di interventi di interruzione annuali (6.874) rispetto alla prima rilevazione del 1980. Numeri tratti e forniti dal Report curato dall’assessorato regionale Politiche per la salute, e che nei prossimi giorni verrà messo a disposizione di tutti i destinatari istituzionali.
Analizzando i dati, anche nel 2018 è continua il calo delle interruzioni effettuate da donne residenti in regione (6.094). Rispetto all’anno precedente, diminuiscono sia gli interventi a carico delle residenti con cittadinanza italiana (3.586, 93 casi in meno del 2017), sia quelli a carico delle donne residenti con cittadinanza straniera (2.508, 134 casi in meno). E si riduce anche il numero di interruzioni volontarie di gravidanza effettuate da donne che non risiedono in Emilia-Romagna: 780 in totale, 29 casi in meno rispetto all’anno precedente.
Consultori al centro
Il ruolo centrale è svolto dai Consultori familiari, nell’assistenza al percorso dell’Interruzione volontaria di gravidanza: il consultorio è un luogo scelto in larga parte dalle cittadine straniere (77,8%), ma è diventato sempre più un punto di riferimento anche per le donne italiane: nel 2018 le certificazioni fatte in queste sedi riguardano il 65% delle Ivg effettuate da italiane: erano il 47,4% nel 2005.
Il profilo sociale
Analizzando le caratteristiche delle donne residenti che hanno fatto ricorso all’Ivg nel 2018, la distribuzione per classi d’età tende a spostarsi verso le più alte; la maggioranza dei casi sono concentrati tra i 30-34 anni (22,5%), 35-39 anni (21,3%) e 25-29 (21%). Il 53,8% delle donne è nubile, il 40,1% coniugata, o unita civilmente; il 6,2% è separata, divorziata o vedova; il 62% delle donne risulta avere almeno un figlio. Il 39,6% delle donne ha una scolarità bassa (4,7% licenza elementare o nessun titolo e 34,9% diploma media inferiore), il 45,5% ha un diploma media superiore e le laureate sono il 14,9%.
Il 54% delle donne risulta occupata, il 17% casalinga, il 20,2% disoccupata o in cerca di prima occupazione. —
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