Botte alla convivente L’arrestato resta in cella
«Sì la picchiavo, perché lei mi nascondeva il metadone, oppure lo diluiva e io così perdevo il controllo».
Si è giustificato così, ammettendo al tempo stesso le sue responsabilità, il tunisino di 47 anni arrestato mercoledì dai carabinieri del Norm di Ferrara per le botte e i maltrattamenti ai danni della convivente, una donna dell’Europa dell’Est. Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere in attesa del giudizio, la cui data dovrà essere fissata perché l’avvocato dell’uomo ha chiesto un termine a difesa.
L’uomo ha spiegato di avere problemi di droga, e proprio la sua dipendenza dagli stupefacenti è all’origine delle violenze perpetrate alla compagna. La coppia da tre mesi era tornata a vivere al grattacielo, dopo aver lavorato questa estate a Rimini come stagionali nel periodo balneare. Da tre anni, aveva spiegato la vittima ai carabinieri, andavano avanti botte selvagge e soprusi, ma lei temendo la reazione del compagno non aveva mai avuto la forza di ribellarsi e di denunciare.
Mercoledì l’ennesima lite sfociata, secondo quanto ha riferito l’arrestato al giudice, perché la compagna voleva impedirgli di assumere il metadone. Dopo essere stata presa a pugni al volto e alla testa, la donna terrorizzata era scappata in strada, inseguita dal convivente. Durante la fuga era riuscita però a chiedere aiuto chiamando i carabinieri. I militari avevano trovato la vittima in lacrime, con un occhio tumefatto e le labbra gonfie, bloccando poco dopo l’uomo che nel frattempo era scappato salendo all’ultimo piano del grattacielo.
Il tunisino era stato così arrestato per maltrattamenti, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, e ieri il giudice ha stabilito che dovrà restare in carcere. —
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