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Riso Delta del Po, nuove tecniche L’obiettivo è l’Igp per il biologico

Lauro Casoni
Riso Delta del Po, nuove tecniche L’obiettivo è l’Igp per il biologico

Si sta attuando la sperimentazione con le coltivazioni piantate in soli cinque centimetri d’acqua

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Il Consorzio di tutela del riso del Delta del Po compie 10 anni ed è nel pieno della sperimentazione con tecniche innovative. L’obiettivo è quello di ottenere l’Igp anche per il biologico, di aumentare le rese e di diminuire i costi per ettaro. Un progetto ambizioso al quale sta lavorando anche lo staff di Vincenzo Brandolini, docente di fisica degli alimenti di Unife. In attesa della trebbiatura del riso piantato in maniera sperimentale in appena 5 centimetri di acqua e di sapere con esattezza le rese per ettaro e la qualità del riso, dati che si conosceranno il prossimo febbraio, per il momento la sperimentazione ha già prodotto un risultato positivo. C’è infatti un risparmio nei costi di coltivazione con le nuove tecniche di circa 60/70 euro per ettaro.

L’evento

Per festeggiare i 10 anni e i nuovi sistemi di coltivazione gli amministratori del consorzio hanno deciso di accompagnare le istituzioni, in particolar modo quelle regionali di Emilia Romagna e Veneto, le prime ad aver creduto nel lungimirante progetto partito nel novembre 2009 con l’ottenimento definitivo del marchio europeo di qualità, direttamente in campo, dove la qualità si produce e attraverso la conoscenza della filiera che certifica la qualità del prodotto fino allo scaffale prima di finire sulle tavole dei consumatori.

Il presidente

Adriano Zanella, presidente del Consorzio padrone di casa per l’occasione, ha tracciato la storia dei dieci anni del marchio Igp, analizzando il successo del riso del Delta ma anche sottolineando più volte le difficoltà, a volte inspiegabili, prodotte dalla burocrazia dell’Unione Europea.

«Siamo – ha spiegato – il 10% della produzione nazionale ed europea di riso, e questo è la dimostrazione dell’eccellenza dei nostri territori. Abbiamo iniziato nel 2003 preparando le pratiche del riconoscimento, nel 2009 l’abbiamo ottenuta, solo nel 2010 le colture occupavano 65 ettari di terreno, impiegavano sei operai e si producevano tremila quintali di riso. Nel 2018, ultimo anno certificabile, siamo passati a 1. 587 ettari di coltivazione, 37 operatori, e 78mila quintali di produzione. Una crescita quasi esponenziale negli ultimi tre anni, garantendo ai nostri produttori un prezzo importante, quasi il doppio al quintale, lontanissimo dai quei prezzi che negli passati vedevano minare la capacità produttiva delle aziende».

Spazio poi alla sperimentazione in campo dove il Zanella ha descritto all’assessore all’agricoltura regionale dell’Emilia Romagna Simona Caselli e al suo omologo veneto Giuseppe Pan la sfida al miglioramento della competitività del nostro riso attraverso la diversificazione con nuovi prodotti biologici. —

Lauro Casoni

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