A Ferrara il “furbetto” non pagava le tasse In Austria la sua ditta chiedeva incentivi
Il doppio inganno dell’imprenditore accusato di evasione per due milioni: incastrato dalla Finanza con mesi di indagini
Il retroscena
Hanno seguito il nome di un imprenditore e i soldi che incassava con la sua attività. Hanno incrociato dati e informazioni, lo hanno anche seguito, pedinato, controllato qui in città e alla fine gli ispettori della Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Ferrara lo hanno incastrato, come avevamo già riferito ieri. Ciò che emergono ora sono i retroscena dell’indagine sul 50enne, ferrarese, titolare di un’azienda nella vendita e noleggio di macchinari di diagnostica sanitaria (Tac, risonanza) con affari in tutta Italia, Europa dell’Est e anche gli Usa: che incassava milioni di euro a Ferrara, ma non pagava nulla dei suoi profitti al fisco italiano.
Schermo in Austria
Perchè usava come “schermo” una società finta con sede in Austria e così facendo non ha mai presentato dichiarazioni sulle imposte, mai versato un euro ed è di fatto, secondo la Finanza un evasore totale, che gli contesta una maxi evasione fiscale da 1 milione 700 mila euro. L’imprenditore è indagato dalla procura (omesse dichiarazioni) e soprattutto nei suoi confronti è aperto il “processo” amministrativo che l’Agenzia delle entrate attiverà per recuperare quei soldi. Che, si badi bene - e lo ricordiamo - sono soldi di tutti noi, anche di chi scrive e sta leggendo, perchè sottratti alle casse dello Stato per essere impiegati nei servizi e negli investimenti pubblici italiani.
Il furbetto del fisco
Ma c’è di più. L’imprenditore ferrarese, forte del genio italico nonchè del piglio da “furbetto dell’evasione”, ha tentato anche di raggirare le casse pubbliche dell’Austria. Perchè ha presentato richiesta di incentivi per la ditta austriaca - ribadiamo, finta, stesso settore, stesso ramo d’azienda - una sorta di start-up, promettendo assunzioni e sviluppo a patto che gli venissero riconosciuti incentivi. Questo è quanto è emerso dalle indagini della Finanza che dovranno ora essere confermate o meno da un giudice terzo. Per quanto riguarda gli incentivi in Austria non sono stati percepiti perchè solo richiesti, ma accertamenti e verifiche saranno attivate. Sul versante italiano della evasione, spuntano retroscena emersi ad operazione conclusa. Come spiegano dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria, «la scoperta di una azienda estero-vestita (che si nasconde, ndr) è frutto di un lavoro durato mesi. Non è così consueto, ed è difficile di solito, arrivare a far emergere in modo così palese come in questo caso i riscontri all’evasione fiscale contestata». E allora, torniamo indietro a diversi mesi fa, quando i finanzieri da controlli su aziende fallite e incrociando con la banca dati dell’Aire che registra cittadini italiani residenti all’estero, scoprono che il ferrarese 50enne dichiarò fallimento nel 2014 di un’azienda quasi simile a quella oggi scoperta. E qui entrano in gioco “fiuto”, esperienza e capacità investigative degli ispettori. Questo dato viene incrociato con un’altra banca dati, la Siva 2, e si scopre che la stessa persona ha intestata in Austria un’altra società, stesso ambito di quella italiana. Aperta, guarda caso poco dopo il fallimento qui in Italia, nel 2014 della precedente società. Ed è allora che si accende la classica lampadina, e traccia la pista da seguire per le indagini. Scattano così i controlli delegati dalla procura, a carico dell’imprenditore con l’aquisizione dei dati di telefonini, tablet, computer.
Computer forense
L’indagine diventa informatica. Per controllare tracce, mail, invii di documenti, fatture. Ed entra in gioco un esperto: un ispettore della finanza, il Cfda, - acronimo di Computer Forensics e Data Analysis - esperto che traduce tutto il materiale informatico. «Una figura investigativa determinante nei nostri servizi - spiega il comandante del Nucleo Michele Sciarretta -, un ispettore preparatissimo che qui a Ferrara abbiamo la fortuna di avere in servizio». E grazie agli accertamenti di questo ispettore, l’indagine fa boom. Negli ultimi anni, dalle verifiche viene accertato, centesimo dopo centesimo, un reddito globale di 1 milione 700 mila. Le indagini sono in corso, sotto esame altre annualità e documenti e dunque il “buco” per le casse pubbliche (e per le nostre tasche) potrebbe allargarsi. —
Daniele Predieri
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