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Coming out day Così il diritto alla felicità diventa un atto politico

Alessandra Mura
 Coming out day Così il diritto alla felicità diventa un atto politico

In piazza Verdi la giornata di Arcigay L’arte come strumento per rivelarsi 

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l’iniziativa

L’arte come strumento per parlare di sé in modo autentico e svelarsi senza filtri. Un romanzo, una canzone, ma anche un fumetto o una fotografia possono raccontare quello che a lungo è rimasto nascosto. Anche il proprio orientamento sessuale.

Di questo si è parlato ieri pomeriggio in piazza Verdi al Coming Out Day organizzato da Arcigay. «Un giorno di felicità, ma anche di polemica - ha esordito Manuela Macario ricordando il botta e risposta dei giorni scorsi con il Comune di Ferrara «che dopo averci negato il patrocinio ce lo ha concesso; ma noi lo abbiamo rifiutato perché il motivo per cui ha cambiato idea era una bugia. Non è vero che abbiamo rivisto il nostro programma, così come non è vero che avremmo parlato di maternità surrogata. Oggi è ed è sempre stata solo la Giornata del Coming Out».

Per le persone eterosessuali, ha proseguito, il coming out avviene ogni giorno, al bar, al lavoro, in famiglia. «Esistenze vissute nella piena visibilità. Ma ci sono persone che per un lungo periodo della loro vita si nascondono. Per questo dichiararsi, “uscire fuori dall’armadio” è anche un atto politico, perché significa affermarsi per quello che si è senza preoccuparsi del giudizio altrui».

A parlare di come l’arte possa farsi “portavoce” di questa affermazione di sé sono intervenuti lo scrittore Massimiliano De Giovanni, autore di fumetti, e la fotografa Luciana Passero, intervistati dall’attivista di Arcigay Giacomo Catucci. «Con il coming out - ha spiegato quest’ultimo - abbattiamo la nostre barriere interne, perché c’è anche una sorta di omofobia interiorizzata da superare». Per Luciana Passero uno dei momenti di svolta sono state le foto scattate dieci anni fa durante il Carnevale di Napoli, la sua città, dove gli sfottò a tratti feroci contro le “mezze femmine” le hanno fatto capire come a volte le maschere rivelassero e mostrassero, piuttosto che nascondere.

Massimiliano De Giovanni ha cominciato a realizzare graphic novel a metà degli anni Novanta, quando ancora non aveva fatto coming out, e pensava che scrivere un fumetto che raccontasse una storia gay, con molti elementi autobiografici, fosse sufficiente a dichiararsi. «E invece non successe nulla. Sia la mia famiglia che il mio posto di lavoro erano ambienti molto aperti». Un esempio di placida quotidianità, rassicurante al confronto «con le sole chiavi di lettura che allora si usavano per parlare di coming out: o una tragedia familiare o l’Aids». —

Alessandra Mura

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