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Il mare come risorsa A Ferrara la prima fiera sulla “Blue economy”

Sealogy si terrà a marzo e punta alla leadership nazionale In vetrina pesca, turismo, cantieristica, ricerca, crocieristica

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Un nuovo evento fieristico che guarda al mare e alle sue risorse come motore di sviluppo socio-economico per il territorio nel segno dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, con un particolare focus sulla valorizzazione della filiera ittica di qualità e della piccola pesca artigianale. Si tratta di Sealogy, l’innovativa rassegna organizzata da Ferrara Fiere che dal 6 all’8 marzo 2020 sancirà il debutto del capoluogo estense come capitale italiana e polo europeo della Blue economy. Un comparto, l’economia del mare, dalle grandi potenzialità e che, oltre a pesca e acquacoltura, abbraccia altri settori economici importanti per l’Emilia-Romagna e l’intero bacino del Medio e Alto Adriatico come la cantieristica, le biotecnologie e le energie rinnovabili, il turismo costiero e crocieristico, le attività offshore, tanto per citare quelli principali.

«L’obiettivo – sottolinea Filippo Parisini, presidente di Ferrara Fiere – è far diventare la nostra fiera l’appuntamento più importante della Blue economy a livello nazionale. La direttrice di marcia è quella tracciata dal documento programmatico sulla “Blue growth” (crescita dell’economia legata al mare, ndr) adottato dalla Commissione europea nel 2012».

I progetti finanziati

«Il comparto della pesca e acquacoltura – afferma l’asasessore regionale Simona Caselli – è un anello fondamentale della Blue economy. Stiamo lavorando per valorizzare la filiera ittica e costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile, anche in vista del lancio di un marchio di qualità per il pescato dell’Alto Adriatico. Con i circa 40 milioni di euro di fondi avuti in assegnazione per la programmazione 2014-2020 del Feamp, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, abbiamo già finanziato 211 progetti, per un impegno complessivo di spesa di 14,8 milioni di euro, di cui 6,8 già liquidati».

«Sono risorse – prosegue l’assessore – che sono servite per promuovere l’innovazione e la ricerca, sviluppare nuovi prodotti, migliorare tecniche e sistemi di gestione, modernizzare i porti e le sale di vendita del pescato, favorire l’efficienza energetica e il miglioramento delle condizioni di lavoro, incentivare il ricambio generazionale».

Quanto vale il Settore

La Blue economy in Europa – secondo i dati resi noti dagli organizzatori della prima edizione di Sealogy – dà lavoro a circa 3,5 milioni di persone, l’1,6% degli occupati Ue, e genera un valore aggiunto lordo che sfiora i 570 milioni di euro, con ampi margini di crescita. In Italia le imprese operanti nelle attività collegate all’ambiente marino e iscritte nei registri delle Camere di commercio ammontavano a fine 2017 a quasi 200.000 unità, pari al 3,2% sul totale. Guardando in particolare all’Emilia-Romagna le aziende impegnate nel settore sono circa 26 mila, circa il 9% sul dato complessivo nazionale; oltre 11.700 di queste hanno sede in una provincia affacciata sulla costa adriatica e occupano circa 54.000 addetti. Quelle operanti nei settori della pesca e acquacoltura superano quota 2.160, per un totale di oltre 3.500 addetti. —

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